la prima lista non si scorda mai

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Ci sono cose che mi fanno andare in bestia, capaci di trasformarmi nel mostro più spaventoso e terrificante della terra. E spesso i miei figli riescono a intercettarle, una dietro l’altra. Certe sere (perché la sera i mostri hanno meno paura di “mostrarsi”) sembra che giochino a evocarle tutte, con naturalezza e innocenza, come se non sapessero che saranno le parole di un malefico incantesimo che mi trasformerà in un essere ripugnante. Eccone alcune, quelle che mi vengono in mente:

  • scoprire alle 21 che serviva un quaderno nuovo per il mattino dopo, quando dalle 16,30 all’ora di cena hai incontrato 4 cartolerie, 2 supermercati e 3 tabaccai in cui, se solo il piccolo scolaro te l’avesse detto, avresti potuto comprare quaderni per tutta la classe
  • scoprire che il grembiule è stato macchiato di budino al cioccolato e riposto in fondo allo zaino (questo di solito lo scopri il mattino alle 8, perché se l’avessi trovato la sera avresti ancora fatto in tempo a lavarlo e a metterlo ad asciugare sul termosifone)
  • avere le rugne di un figlio a caso davanti al portone di casa perché non lo accompagni tu a scuola
  • quando loro hanno la ridarella e continuano a prendersi in giro, correre, scherzare e stuzzicarsi mentre si mettono il pigiama e si lavano i denti e tu vorresti solo abbatterli, come il pino di fronte a casa che oggi è stato tagliato
  • mentre corri tra i fornelli alle 19,30 cercando di preparare una cena decente, avere il grande che ti chiama dal salotto per dirti, quando sarai lì di fianco a lui mentre in cucina tutto brucia, che sta usando il tuo mii per giocare a un gioco di calcio
  • quando a tavola iniziano a parlarti uno sull’altro e tu devi dirigere il traffico come un vigile urbano
  • sentire il solito “ce li porti tu?” quando dici ai ragazzi di mettersi i vestiti di casa perché la cena è pronta
  • vedere un bambino chiaramente maleducato ai giardini (che ad esempio lancia bastoni contro i colombi per farli scappare) e la nonna o la mamma o l’adulto che dovrebbe essere l’educatore che sorride o ride di fronte allo scempio di cui è il diretto responsabile.

E poi ci sono cose che mi inteneriscono e mi rendono felice e orgogliosa, di buon umore e piena di fiducia nel prossimo e nel mondo:

  • sentire i dialoghi dei tre mentre giocano (ad esempio Diego che chiede al fratello “Jacopo, come si chiama quello del Signore degli Anelli? Brodo?)
  • vedere come al mattino Lucia e Diego si coccolano e si baciano, complici e in un’intimità in cui io mi sento spettatrice e ospite
  • ripassare parole con la Q o con la CU nella strada verso scuola
  • quando Diego mi da davanti alla porta della classe un bacio che serve come spinta per lanciarmi a lavoro
  • quando Jacopo mi dice che il mio pane è buonissimo, il più buono del mondo e si informa sulla miscela di farine che ho usato e mi da dei consigli per migliorarlo ancora
  • quando una persona anziana si ferma a guardarci mentre io e i bambini siamo per la strada, chiacchierando mentre camminiamo, e nei suoi occhi vedo empatia, tenerezza, nostalgia per il tempo passato.
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