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Sabato è arrivata Grace, ospite per una settimana della mia nipotona di 12 anni. Grace è irlandese, e starà qui con un progetto della scuola. Nella sua timidezza, nel suo doversi ambientare in una tribù nuova ho rivisto le mie vacanze a Maillenat.

Avevo 15 anni quando ho conosciuto la mia famiglia francese. Viaggiavo ben corazzata, con le 2 amiche di sempre. Dopo un paesino piccolo piccolo (case, bar, chiesa, campi da tennis) si iniziava una delle meravigliose strade della campagna francese: un sali e scendi continuo, colline che si rincorrevano una dopo l’altra, come delle montagne russe d’altri tempi. Poi, a un certo punto, si girava a sinistra e si imboccava una strada sterrata tra gli alberi. Un cartello avvisava dove si stava andando “Vacances à la ferme”, vacanze in fattoria. E quella strada era una porta capace di farmi passare in un’altra dimensione spazio temporale. Lì iniziava il mondo della libertà, dell’estate, della leggerezza e della serenità. In quel mondo c’era spazio per correre a perdifiato, tempo per pensare, lavarsi le magliette, prendere il sole sdraiata nei campi, pescare i pesci gatto nello stagno. In quel mondo c’era sempre qualcuno con cui stare: un adulto, un bambino, un ragazzo come me, un cane o un gatto. C’era sempre qualcosa da fare e mai nessuna fretta nel farla. Non c’erano obblighi, solo responsabilità.

In quel mondo ho incontrato una mamma sorcière (strega) che mi ha regalato il primo reggiseno della mia vita, che buttava la spesa nel bagagliaio della macchina come veniva, che non coccolava ma riempiva di senso, attenzione, amore, rispetto ogni sua frase, ogni suo gesto, ogni sguardo: diretto, duro a volte, dal quale non potevo mai sfuggire.

E quando due mamme se ne sono andate lei c’era, proprio come la mia mamma vera. Era lì a raccogliere le mie lacrime, a mischiarle con le sue, ad ascoltare il mio racconto, a parlare al mio cuore. E quando io sono diventata mamma, lei c’era con i suoi pacchi di regali fatti di biscotti, di stoffa, di profumo di casa.

Stare a Maillenat è stato capire che il mondo è grande, ma non troppo da non poter essere esplorato; che ogni casa ha regole diverse, ma immergersi nella quotidianità altrui è bello, arricchente, importante soprattutto nell’età in cui la tua vita forse ti sta stretta. Perché quando si hanno “occhi spalancati sul mondo come carte assorbenti” è importante vedere altri orizzonti, altri paesaggi, altri cieli da assorbire.

Vorrei che i miei figli avessero questa possibilità: trovare una famiglia altra, trovare un altro posto che sia casa, come la nostra, con la stessa intensità, la stessa naturalezza, lo stesso calore. Perché di casa e di famiglia, non se ne ha mai abbastanza.

Buona vacanza, Grace!

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