meglio non guardare

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C’è chi ha scelto un simbolo che già negli anni 80 sarebbe stato datato, ma c’è il Monviso, è rosso, insomma tutto torna. C’è chi parla di onestà e trasparenza e infatti la foto della candidata in questione è come coperta da un velo, un vedo non vedo che non capisci se sia l’errore di un tipografo distratto o un effetto voluto (in nome della trasparenza di cui sopra). Chi utilizza slogan ad effetto degni dei saldi di un discount ed esplora le varianti cromatiche di un solo colore, come se fosse una mazzetta Pantone. Chi sceglie una foto ispirata, sguardo verso l’orizzonte (che può, a seconda del soggetto fotografato, aprirsi sulla Madonna o sul sol dell’avvenire).
E poi anche chi, nell’incertezza, il simbolo del partito ancora non l’ha messo. Dicono porti male!
Possibile che i manifesti elettorali siano il compito a casa delle peggiori agenzie di comunicazione?

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