“chi sono io, cosa sarò, che cosa sono stato”

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Foto 1. Stazione ferroviaria, gruppo di bambini di ritorno dalla montagna con gli zaini in spalle. Sergio, un ragazzo, di circa 20 anni, cammina in modo un po’ strano, come trascinando una gamba: a quella gamba è attaccata un bambina di 8 anni, con le trecce. Quella bambina sono io.

Foto 2. Tre famiglie in montagna, insieme. Sergio corre giù per i prati, in discesa, come un pazzo. Sulle spalle ha una bambina di 4 anni, figlia di quella bambina con le trecce che quasi 30 anni prima aveva attaccata alla gamba.

Foto 1. Due ragazzi 20enni, ricciolini, uno biondo (soprannominato in quell’occasione Biondolo) e uno bruno, ballano sulla stradina di un paese della Val d’Aosta il balletto del gruppo più in voga tra i teenager del momento, per un pubblico di altri 20enni. Lì in mezzo ci sono anche io.

Foto 2. La figlia di Biondolo va a fare la nanna del pomeriggio sul mio letto, con la sua mamma che una settimana dopo farà nascere la sua piccola sorellina.

Foto 1. Ai Piani di Verteglia Paola accoglie tutti i capi scout del Piemonte appena arrivati al campo fisso della route nazionale. Lì, tra quelli sconosciuti ai più, ci sono anche io, che ancora non capisco quasi nulla di ciò che sta avvenendo.

Foto 2. Sala parto, un bimbo è appena nato e una dottoressa lo mette a fianco della mamma, naso contro naso, perché si conoscano. Quella dottoressa è Paola, quella mamma sono io, quel bimbo è Diego.

La mia vita è stata piena di incontri, di strade fatte insieme ad altri. E molti degli incontri che hanno lasciato il segno sono nati lì: in una stanza con un murales della giungla, in un prato di montagna giocando al torneo del campo, in un salone con cartelloni sul racconto e sull’intenzionalità educativa, in un’abbazia durante una messa in cui ognuno gira in aria il proprio fazzolettone.

Oggi sono stata in assemblea scout, come invitata esterna, e ho incontrato tanti amici che ho abbracciato, ascoltato, riempito di parole. Sono gli amici che mi hanno vista crescere e cambiare, che hanno accompagnato la mia vita quotidiana, dalle scelte piccole agli eventi più grandi, importanti. E se siamo rimasti vicini, se sembra di esserci lasciati sempre il giorno prima, il merito non è solo nostro, ma anche di quel contenitore in cui la nostra amicizia è nata. Lo scoutismo è stato per noi il contenitore che ci ha messo di fronte a noi stessi, che ci ha fatto giocare fino in fondo, senza finzioni, che ci ha fatto scoprire noi e gli altri. Un contenitore che ha riempito di significato, profondità e contenuto la nostra relazione.

“Chi sono io, cosa sarò, che cosa sono stato”: non so cosa sarò domani, so che loro ci saranno.

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