è qui la festa?

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C’è quella che non può allontanarsi dal bambino e ti racconta che non lo lascia dormire a scuola perché vorrebbe sempre stare con lui e ti chiede com’è possibile che tu invece non provi terribili rimorsi per non stare sempre con loro.

C’è quello (perché spesso è un papà a trovarsi in questa situazione) che lavora tutta la settimana fuori città e si ritrova un venerdì pomeriggio ad una festa di compleanno di una amico di 4 anni del figlio e a fine festa ha bambini che gli saltano sulla testa, non si sa se per amore dei piccoli o per enormi sensi di colpa da quietare nell’unico modo in quel momento possibile.

C’è quella che appena arrivata a una festa abbandona il piccolo al primo adulto mediamente conosciuto e scappa via per improcrastinabili impegni (e ammetto di averlo fatto anche io, in alcuni casi, più per la fatica di stare con gli adulti in quella situazione che con il figlio di turno).

C’è quella che saluta con lentezza, sorride con lentezza, riempie il bicchiere del figlio con lentezza, arriva con lentezza e se ne va con altrettanta lentezza (praticamente tra il saluto di arrivo e quello di partenza c’è solo una piccola pausa per due patatine).

C’è quella che nonostante i mille problemi, la fatica, una vita avversa (avversa alla vita stessa a volte), sorride e canta pure nelle difficoltà (e ti aiuta pure a riordinare a fine festa).

Delle feste dei bambini, a volte, le cose più divertenti sono i genitori. Evviva le feste dei bambini.

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