arrivano i mostri

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Se c’è una cosa che so fare bene è mandar via gli incubi. Con tre figli si deve imparare qualche trucco per allontanare i disturbatori dei loro, e nostri, sonni. Ho messo a punto la strategia anno dopo anno: prima con Jacopo, fonte di ispirazione primaria; poi con Lucia che, data l’autonomia insita nel genere femminile, ha usato poco il mio talento. Adesso con Diego, che simula bisogni che non ha fino in fondo per avere coccole extra alla sera.

La procedura consiste in due fasi: l’aspirapolvere e il posizionamento di scaccia incubi.

L’aspirapolvere è un’operazione volta a ripulire il corpo del soggetto: usando le labbra come se stessi succhiando con una cannuccia aspiro, rumorosamente, tutti i brutti pensieri che si sono nascosti nei posti più impensati. Nelle orecchie, nelle pieghe del collo, nella pancia, nell’incavo del gomito, negli occhi, dove al mattino trovi le sabbioline. E’ importante che niente si frapponga tra l’aspirapolvere e il soggetto da trattare, quindi sposterò pigiami, canottiere e coperte. Se gli incubi sono particolarmente resistenti, aggrappati con uncini invisibili alla pelle di Diego, sarà necessario passare più volte, provocando contorsioni e risate, perché un effetto collaterale ineliminabile dell’aspirapolvere è il solletico. Più l’aspirapolvere sarà rumorosa, maggiore sarà il divertimento (e l’efficacia).

Passo quindi alla fase 2: quando finalmente il terreno è stato bonificato posso mettere gli scaccia incubi, trappole molto simili a quelle per topi dei cartoni animati. Servono per impedire agli incubi di entrare dentro il bambino in questione e infilarsi nella sua testa e nel suo cuore, lì dove nascono i sogni. Con cura e meticolosità, posiziono gli scaccia incubi in quasi tutti i posti da cui un brutto pensiero può entrare: nelle orecchie, negli occhi, nelle narici (attenzione a metterli in tutte e due, che gli incubi sono furbi), nell’ombelico.

Ecco, il gioco è fatto: basta un bacino, il carillon e Diego dormirà sonni tranquilli.

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