un puzzle da millemila pezzi

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Prima ci sono tutti i pezzi sparsi, qualcuno girato a faccia in giù nella scatola, qualcuno accoppiato per errore con un pezzo che non fa proprio al caso suo, qualcuno col suo compagno fedelmente vicino, perché un sottilissimo strato di carta ha resistito strenuamente al coltello che ha cercato di separarli per sempre.

Apri la scatola, attirata dalla figura che c’è sul fronte: da quel disegno ordinato o scombinato, a colori vividi o in bianco e nero, ma comunque con un equilibrio, una logica. Quella che cerchi tu, quella che vorresti avere fuori, dentro, intorno. E ti si apre un mondo fatto di piccoli pezzi che sembrano tutti uguali e tutti diversi, come se non facessero parte dello stesso disegno generale o fossero la ripetizione ossessiva dello stesso identico dettaglio. Quel numero con almeno tre zeri sul fianco della scatola aveva cercato di avvertirti, avrebbe dovuto farti drizzare i capelli, battere i denti e desistere. Ma tu, quel numero non l’hai visto, la solita distratta.

Cerchi una strategia per iniziare il tuo progetto: prima i bordi, poi tutta la zona con le bolle, poi vai avanti per personaggi, fino a catalogare i pezzi a seconda della forma o del colore o dell’istinto (tuo). Ma le strategie sembrano non funzionare e così salti da una all’altra, in maniera scomposta e disordinata, oscillando tra speranza e disperazione. Occupi spazio e tempo a tirar fuori pezzi che ti sembrano interessanti, a metterli da una parte, certa che poi ti serviranno. E quasi dimentichi l’immagine invitante sul fronte della scatola, quello  specchietto che attira allodole come te. Dimentichi la meta, quella promessa di ordine ed equilibrio.

E poi a un certo punto uno di quei pezzetti che avevi tirato fuori, a cui avevi fatto attenzione fin dalla prima apertura della scatola trova il suo posto, magneticamente attirato come il bastone da rabdomante verso una fonte d’acqua sotterranea. E poi un altro pezzo che non avevi notato salta fuori, mentre giri e rigiri i pezzi nella scatola. E il suo posto è lì, di fianco a quella tessera col cielo e una riga verde nel margine in alto a destra: ed è evidente che il suo posto sia sempre stato quello, anche mentre sonnecchiava nella scatola.

E’ in questi momenti che sai che potrai arrivare a finirlo quel puzzle, potrai arrivare a conquistare quel quadro armonico, equilibrato, ordinato. Per poi iniziare un nuovo puzzle, per poi ricominciare a sentire quel vento che ti soffia dentro e ti spinge verso una nuova sfida.

Qualche tessera si inizia a sistemare e oggi so che posso farcela, so che questa strada è quella tracciata per me. E so che ho la testardaggine sufficiente per stare su questa strada.

A volte è questione di tempo, di lasciare che gli eventi maturino. Sempre è questione di tenacia.

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