non ho l’età (per gli striscioni fuori dalla scuola)

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L’ultimo giorno di scuola vuol dire tante cose: schiamazzi, applausi e cori da stadio a metà mattina dalla scuola media qui di fronte; giochi d’acqua e schizzi nel laghetto artificiale del parco vicino al liceo che ho frequentato anche io; adolescenti al pascolo sotto i portici, con sorrisi da un orecchio all’altro, shorts troppo corti e canottiere troppo scollate per lasciar qualcosa all’immaginazione, pantaloni a vita così bassa da toccare per terra.
Davanti alle elementari vuol dire cartelle pesanti al punto che ti chiedi come sia possibile aver accumulato in 9 mesi di scuola così tanti quaderni, libri, disegni e tutto ciò che uno zaino può contenere (o quasi).
E poi vuol dire genitori che aspettano quel giorno da settembre, per tirare fuori il kit del perfetto ultrà. Trombe da stadio, tric e trac e mortaretti, spara coriandoli, striscioni sgrammaticati (con battute degne dei film di Franco e Ciccio) e palloncini gonfiati a elio pronti a portare in alto il “verbo”: la scuola è finita e noi 40enni del 2014 dobbiamo usare un normale momento della vita dei nostri figli per diventare protagonisti di un “evento”.
E in questo trovo due errori decisamente gravi per un adulto e ancor più per chi si è trovato, volontariamente o suo malgrado, a fare il genitore, cioè
l’educatore: non tutto è un evento, ci sono molti giorni meravigliosamente e banalmente normali e spesso è in quei giorni che ciascuno di noi, figli compresi, definiremo la direzione della nostra strada. Secondo errore è quello di sostituirci ai pargoli: è il loro ultimo giorno di scuola, non il nostro e loro hanno diritto a fare striscioni, urlare, applaudire. Noi siamo spettatori e dovremmo rimanere ai margini, lasciando ai nostri ragazzi il ruolo dei protagonisti.
Perché gli adulti che non sono cresciuti non fanno ridere, fanno piangere.

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3 pensieri su “non ho l’età (per gli striscioni fuori dalla scuola)

  1. È proprio vero anche de devo ammettere che anche fare i genitori significa crescere nelle varie tappe che s’incontrano. Io avevo gli occhi lucidi nel vedere mia figlia con gli occhi gonfi per aver pianto tutta la mattina nel suo ultimo giorno di quinta.

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