i mostri che abbiamo dentro

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Ognuno di noi ha due tipi di “nemici”, di mostri che ci spaventano: quelli fuori e quelli dentro.

E mentre da quelli fuori si può provare a correre lontani e scappare, coprirsi di armature e protezioni, da quelli che abbiamo dentro è più difficile, forse impossibile, liberarsi.

Il mostro che ho dentro io è l’insoddisfazione, quel senso di non avere mai abbastanza, di dover sempre aspettare qualcos’altro per essere felice, completamente felice. Non è che non apprezzi quello che ho, ciò che la fortuna e la tenacia mi hanno dato. Ma ci sono momenti, giorni, settimane in cui mi sembra di essere in un tempo sospeso, che è in balia di qualcosa, in cui non vivo, ma aspetto: le vacanze, l’inizio della scuola, il congedo di maternità (quando l’ho vissuto). Fatico a stare in questo tempo che a me sembra vuoto, inutile. Ho bisogno di attività, frenesia, ritmi incalzanti e faticosi, che mi permettono di mettere alla prova la mia resistenza. 

Questo mostro mi consuma e mi affatica, perché la vita non può essere tutta montagne russe, sfide, gare, competizioni. Può e deve essere anche momenti di pausa, di riposo, di fermo. Fasi nelle quali provare a costruirsi, imparare cose nuove, far proprie nuove competenze, nuovi talenti, nuove consapevolezze.

Non credo riuscirò mai a fare un corso di meditazione, ma magari posso provare a vivere con più serenità (e soddisfazione) qualche ora di ozio sul divano. 

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