la grande bellezza

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Quando i miei figli si lamentano del mio perfezionismo (solo su alcune cose, quelle a cui tengo: colorare bene o dipingere, scrivere bene, avere l’uniforme scout ordinata) di solito replico così “a fare una cosa bene ci metti lo stesso tempo che a farla male, quindi falla bene”. E’ una frase fatta ormai, che si porta dietro ragionamenti e sensazioni. E che mi porta a notare gli errori di battitura o di spaziatura della punteggiatura negli articoli di giornale, come nei post sui social network.

Due settimane fa eravamo soli Flavio e io, seduti in centro in attesa che si liberasse un tavolo nel posto in cui avevamo deciso di mangiare. E intorno a noi c’era il centro di Torino, con le sue piazze sabaude, rigorose e bellissime, col suo equilibrio e la sua sobrietà.

Ieri, sempre in una solitudine a due che sa molto di estate e di regalo, siamo andati a Barolo, per un concerto di Collisioni. E oltre alla marea di gente che passeggiava, parlava, mangiava, beveva vino, birra, acqua c’era intorno un paesaggio meraviglioso: case coi fiori alle finestre, vigne tutto intorno, filari ordinati e regolari. E all’orizzonte altre colline suddivise in settori dai lati precisi e definiti, altri paesi, altri vigneti.

C’è bisogno di bellezza e di cura nella nostra vita. Perché se ciò che abbiamo intorno è bello, curato, “caldo” ci trasmetterà fiducia, speranza, ottimismo. E la bellezza non può essere un diritto, un privilegio per pochi, ma dev’essere diffusa, democratica. Universale.

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