il coraggio di educare, educare al coraggio

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Ci prepariamo a un nuovo anno scolastico e quando ormai i giorni che ci dividono dal varcare i cancelli si contano sulle dita di una mano (o poco più per i grandi) inizia il turbinio dei “hai saputo che…” da giardinetti su più o meno probabili cambi di maestre (qualcuno previsto e qualche altro meno), operatori, polemiche tra personale nelle due scuole che frequentiamo come famiglia.

E come in molti inizi d’anno scolastico mi rendo conto che purtroppo nella scuola chi conta di meno, chi ha meno voce in capitolo spesso sono i bambini, i ragazzi che la frequentano. Che dovrebbero imparare non solo delle discipline scolastiche, ma l’equilibrio, la maturità, l’assunzione di responsabilità attraverso l’esempio di adulti che cambiano ruolo come cambiano il vestito, che dettano condizioni per lavorare o meno in un posto come alcuni genitori indicano i compagni preferiti e la maestra preferita e l’ala della scuola preferita per i figli che inizieranno le elementari (e poi magari vanno anche a pretendere che i loro desideri diventino realtà). In una scuola in cui chi dovrebbe dirigere (il dirigente scolastico, per l’appunto) spesso sa a mala pena gestire l’ordinario e si fa invischiare in liti e personalismi senza saper mantenere la direzione educativa che la scuola ha definito.

Noi genitori siamo diventati pessimi, non lo metto in dubbio. Siamo saputelli, convinti di poter intervenire su tutto, dal modo di tenere una classe a quali compiti dare, alla scelta delle gite o del metodo di insegnamento delle tabelline. Crediamo che occuparci dei nostri figli voglia dire mettere il naso in ogni ambito, dallo sport alla scuola, giudicando le scelte di altri senza averne le competenze. Ma vorrei trovare di fronte a me degli insegnanti, degli allenatori, degli educatori che sappiano “rimettermi a posto”, superando l’ansia di voler piacere a tutti (ci saranno dei genitori con cui una maestra o un maestro non andrà mai d’accordo) e ricordandosi che loro sono competenti in materia, io sono “soltanto” il genitore e ho un ruolo diverso. 

Vorrei che nella strada dei miei tre ragazzi ci fossero adulti autorevoli, che sappiano costruire con loro un rapporto di fiducia e rispetto, che abbiano il coraggio di educare: cioè fare delle scelte, sostenerle e portarle avanti, riconoscere che il rapporto che si è creato, non è tra pari e che a loro spetta il compito di tenere in mano la cartina, consapevoli di quale sia la meta a cui tendono tutti insieme. E’ solo così che potranno educarli al coraggio: di mettersi in cammino, di prendere una tra le tante strade possibili (quella che pensano sia proprio la loro), di tornare indietro e cambiare, di conoscersi e accettarsi, di diventare adulti competenti e autorevoli. 

Iniziamo l’anno e sfrutteremo il più possibile gli adulti così. Per quanto riguarda gli altri, beh, cercheremo di limitare i danni.

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