ricordi di scuola

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La mia scuola materna è una maestra che urlava e una bidella parigina che ci insegnava canzoni in francese che ricordo ancora. Sono gli spinaci col parmigiano grattugiato sopra e il mio piatto che spariva quando era ancora pieno perché ero lenta a mangiare.
La mia scuola elementare è un enorme cartellone dell’analisi grammaticale sopra la lavagna e le gare di verbi; una maestra che insegnava a tutti, maschi e femmine, ad attaccare un bottone e un pino con sotto una targa, piantato nel 1983.
La mia scuola media è un’insegnante di italiano severa, ma competente durata solo un anno. L’anno dopo ne è arrivata un’altra con cui ho polemizzato per due anni consecutivi (e continuo a pensare che avessi ragione io).
La mia scuola superiore è tante cose: un professore di italiano del biennio che citava Guccini nelle tracce dei temi, una professoressa di chimica che aveva i lividi sulle gambe perché presa dalla passione per la materia non evitava gli spigoli della cattedra, un professore di storia e filosofia di quinta che mi ha fatto piangere di rabbia davanti a tutta la classe. E che sapeva di farmi un gran bene in quel momento.
Auguro ai miei figli di avere una scuola fatta di incontri, di persone che gli sappiano cambiare la vita, che gli sappiano restare dentro. Per fare di loro ciò che sono.

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