inserimento lento

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Questa mattina Lucia è partita per la gita e mentre l’accompagnavo a scuola le ho detto che l’avrei lasciata davanti al cancello come tutte le mattine, come tutte le mattine sarebbe entrata in classe e poi sarebbe uscita con maestre e compagni per salire sul pullman. E io non sarei stata fuori a salutarla.

– Come sempre mamma, lo so che tu non aspetti che parta il pullman, anche al nido non aspettavi.

– Certo Lucia, perché la gita è una cosa che fai coi tuoi compagni e le maestre, senza bisogno dei genitori ad aspettare e salutare.

Una volta era un’esigenza, dovuta ai tempi strettissimi, da qualche mese potrei permettermi di aspettare la partenza del pullman, ma proprio non mi riesce.

Non credo di essere una mamma poco affettuosa, ma sicuramente tendo a una rapida autonomia dei figli. E invece il mondo va al contrario. Le deleghe per prendere i bambini a scuola elementare si complicano ogni anno di più, arrivando a dover fornire la fotocopia della carta d’identità di ogni persona (come se poi la maestra in cima alla scala si mettesse a controllarle una a una), sentendosi dire da una maestra che non è positivo inserire più di 3 persone delegate, perché il bambino si traumatizza (tenendo conto che nella mia “tribù” ci sono 6 nonni che girano, tra quelli “di sangue” e quelli “del cuore”, più due zii ho già bisogno di farmi imprestare gli spazi delega da almeno 3 compagni di classe).

Per non parlare delle “procedure” per l’inserimento al nido o alla scuola materna che prevedono tempi biblici (nel caso del grande l’ingresso alle 9,00-9,30 alla scuola materna credo sia durato tre settimane) giustificati con il bisogno del bambino di adattarsi, che però creano spesso passaggi di testimone-bambino (nel senso che proprio lui, il bambino, è il testimone) tra genitori che devono andare a lavoro di corsa e nonni, costretti a girare intorno alla scuola in attesa di poter entrare. Creando così davvero traumi e aspettative deluse (ecco qui un articolo).

Genitori di tutto il mondo uniamoci! Salutiamo i bambini davanti al cancello della scuola e lasciamoli andare da soli verso l’ingresso, non attacchiamoci ai vetri del pullman quando partono per la gita, accompagnamoli felici ed entusiasti alla festa di accoglienza alla scuola materna e poi dal giorno dopo salutiamoli sereni. Le lacrime si asciugheranno, la tristezza passerà.

Maestre e maestri, educatrici ed educatori di tutto il mondo unitevi! Proponeteci di lasciar uscire da soli i bambini di 5° elementare (o di tornare da soli da catechismo, basket, scout), non pretendete carte d’identità e descrizioni particolareggiate di chi prenderà i bambini davanti a scuola, pretendete di partire per la gita (di un giorno, non di un mese) senza comitati di addio con fazzoletti bianchi da sventolare. Andate solo a Cavour, non in guerra. E se qualche bambino sarà un po’ triste o piangerà, sarete voi a consolarlo a fargli capire che lasciarsi è difficile, ma bello perché poi si torna insieme e ci saranno tante cose da raccontarsi.

I figli più che di protezione hanno bisogno di crescere sicuri. Di loro stessi e di chi gli sta vicino.

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2 pensieri su “inserimento lento

    • Non metto in dubbio l’importanza di seguire i figli, di prendersene cura, di averli a cuore e nel cuore. Ma questo a volte vuol dire saper fare un passo indietro, lasciarli andare, guardarli da lontano. Non sono più cattive le mamme che lasciano andare, che anche se il figlio piange sulla porta della scuola materna lo saluteranno e poi lo staccheranno fisicamente da loro. Sono mamme generose che mettono davanti il bene del proprio figlio, che regalano loro un mondo da esplorare con fiducia. Che sanno di non poter bastare ai loro figli.

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