a cosa serve un muro

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Un muro serve a definire un dentro e un fuori. Dentro il giusto, fuori ciò che è sbagliato. Dentro l’aria stantia, vecchia, viziata, fuori il mondo, le possibilità, la libertà.
Serve a dare una forma, una struttura a ciò che se rimanesse aperto, privo di recinti potrebbe autonomamente e naturalmente cambiare identità e percorso.
Serve a contenere e a proteggere. Un progetto di mondo da qualcosa o qualcuno che lo ostacolerebbe. A contenere le paure, convinti che il nemico stia in ciò che sta fuori, che è diverso e sconosciuto.
Erigo muri dentro me stessa, per separarmi da chi mi ha ferito, da chi non reputo coerente, da chi ha priorità che mi sembrano lontanissime dalle mie. Erigo muri che tengono fuori le mie debolezze, le mie fragilità, quelle che non so accettare e che rischiano di interrompere il mio percorso, quello che voglio essere.
Ma un muro non basta. A tarpare le ali ai nostri sogni, a imbrigliare la nostra fantasia e imbrogliare le nostre coscienze, convincendoci che quello che sta “di la” sia il nemico da sconfiggere. Un muro non basta perché sempre qualcuno si chiederà cosa c’è dietro, oltre. Non basta perché prima o poi le nostre debolezze si insinueranno in una crepa e ci faranno intravedere cosa c’è oltre, quali possibilità non abbiamo ancora esplorato.

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