cose che non vanno in prescrizione

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Ci sono cose che non “passano” col tempo.

L’amore per i figli, perché da quando gli dai casa nella tua testa e nel tuo cuore, diventano qualcosa di indissolubilmente legato a te, quasi in maniera carnale, quasi come un altro pezzo del tuo corpo che vive di vita autonoma e si muove per il mondo, ma di cui sempre ti sentirai parte, custode.

Il segno sulla pelle e sull’anima che ti lascia una ferita profonda. Ho sul polpaccio la cicatrice dell’asta del salto in alto che mi ha tagliato a 15 anni e sulla coscia quella della pietra su cui mi sono  graffiata in montagna a 18, quando ero troppo stanca dopo la salita al colle per prendere bene le misure ed evitarla. Ma ho anche nell’anima le cicatrici delle perdite importanti della mia vita, di quelle persone che hanno lasciato il mio mondo quando ancora avevo tanto bisogno di loro. Non piango più quando le tocco volontariamente o no, la crosta è andata via e posso accarezzarle piano. Ma ho sempre un fremito, è sempre un punto di me che riconosco a occhi chiusi.

Il bisogno di giustizia, quella necessità di dover vedere ristabilita di fronte a tutti la verità rispetto a un torto o a un danno subito, direttamente o perché siamo parte di un territorio, di una comunità, del genere umano. È quello che ho provato entrando al museo ebraico di Berlino, nel giardino dell’esilio; o nel campo di Dachau, in quei viali divisi solo da un muro dal mondo “normale”; o sentendo il racconto degli sbarchi dei migranti da chi li ha vissuti a Taranto. O leggendo sui giornali dei morti per l’amianto.

La colpa c’è stata, il danno è evidente a tutti ed è provato. La prescrizione è come dire che quella pagina della storia è troppo lontana da noi per occuparcene ancora. Un territorio porta ancora i segni di quella colpa, una comunità porta la memoria di quel danno, ogni lavoratore porta su di sé l’ansia che per il profitto possa essere messa in gioco la sua salute e la sua sicurezza. Ma quell’episodio è troppo vecchio, abbiamo ormai girato molte pagine del libro.

Però, se il libro andiamo a riprenderlo si aprirà sempre in quella pagina, quella non risolta, quella che ancora grida per avere attenzione. Il dolore non va in prescrizione e neanche il bisogno di giustizia.

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