la mattina, andando a scuola

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C’è una fenomenologia degli accompagnamenti a scuola dei figli su cui si potrebbero scrivere saggi e saggi. E se ogni mattina fai la via crucis toccando le stazioni della scuola elementare e della scuola materna, ne hai un quadro abbastanza chiaro.

C’è l’accompagnamento in macchina, qualunque sia la distanza dalla scuola. Di solito questa scelta si porta dietro il parcheggio selvaggio, sulle strisce pedonali, sul passaggio davanti a scuola, sul posto per i disabili. Il tutto peggiora con la pioggia, perché si sa che i bambini se si bagnano si ritirano e in un attimo te li trovi retrocessi all’asilo nido.

Poi ci sono quelli che vanno a scuola a piedi e nel nostro quartiere è piuttosto diffusa questa categoria, dal momento che siamo circondati dai tipici portici torinesi (di periferia, ma sempre portici) che ci riparano nel caso di brutto tempo.

Alcuni li senti ancora prima di vederli, perché il loro passaggio è preannunciato dal rumore dello zaino trolley trascinato sulle piastrelle a quadratini dei marciapiedi del quartiere. E l’effetto è quello di una mitragliatrice, suono che non ho mai sentito dal vivo, ma come ci insegna la canzone di Morandi (che ho imparato alle elementari) è “uno strumento che sempre fa la stessa nota tatatatà”.

Poi ci sono i genitori sherpa, quelli che tengono due zaini (almeno) sulle spalle e i bambini per mano, trascinati come fossero seduti sul piattello dello ski-lift. I più pittoreschi sono i genitori sherpa con zaino trolley (che se hai comprato quello zaino alla creatura, almeno faglielo trascinare).

Ultima categoria, quella che incontro mentre vado verso la scuola materna: i ritardatari. C’è chi parte quando dovrebbe essere ampiamente arrivato (e infatti lo incontri sul portone di casa, quando tu hai già lasciato tutti a scuola e sei tornata a piedi), chi si attarda a chiacchierare per la strada quando la campanella è suonata da 5 minuti, chi ancora passa in panetteria per comprare un metro quadro di pizza per il pargolo, che la mensa è cattiva e non mangia niente (cosa dite? Che forse è colpa del metro quadro di pizza o del panino con la cotoletta alle 10,30? Figuriamoci). Il ritardatario può essere del tipo che trascina il figlio per strada, spronandolo con continui richiami verbali e strattoni, o del tipo che passeggia come se fosse in centro a veder le vetrine, parla sereno col bambino e armeggia con lo smartphone, come se l’orario di entrata a scuola fosse un suggerimento, un consiglio. Da prendere in considerazione, ma nulla di più.

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