una giornata a suo modo proficua

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C’è un uomo che dorme sulla sedia appoggiato al muro. Ha un cappotto addosso, il cappello, i piedi abbandonati come chi non si è assopito solo un momento, ma sta proprio dormendo, senza alcun obiettivo di essere vigile. Il mattino dopo alle 11 passate, è ancora lì, sveglio o quasi, sempre nella stessa sedia accanto al muro e poi sparisce, senza che io me ne accorga.

C’è una donna che arriva con un bambino, di 6 o 7 anni. Si siedono in sala d’attesa e parlano insieme, in una lingua che non capisco. Da come sono vestiti deduco che sono rom. Poi li rincontro davanti alla sala in cui si fa la risonanza magnetica. L’infermiere si rivolge alla donna, ma lei lo guarda senza aprire bocca. Allora interviene il bambino, per spiegare che la mamma non capisce l’italiano. Lui è lì a fare l’interprete e passerà tutto il giorno in ospedale, li vedrò uscire alle 18.

C’è un uomo che si piega per il dolore nei corridoi di notte e aspetta il suo turno in silenzio. C’è una coppia di anziani, lui in barella con il cappellino di lana in testa, lei seduta su una sedia di fianco che si lima le unghie e parla di quanto tempo ci hanno messo ad arrivare fin lì, poco, quindi non ha usato tanta benzina chi li ha accompagnati.

C’è una ragazza di 15-16 anni che arriva a fare la tac con la madre e il tecnico le dice che deve farle delle domande, se può fargliele davanti alla mamma. La ragazza risponde di si e lui le chiede se è incinta. In effetti, se a 15 anni fossi incinta, non sceglieresti l’ospedale per dirlo a tua mamma.

Ci sono le guardie che sorvegliano chi entra e sta nei corridoi e la ragazza che fa le pulizie con il cerchietto con babbo natale sulla testa. Ci sono i cartelli solo in italiano e mi chiedo come fai se non parli quella lingua a capire se il percorso giallo ti porterà in sala visite di chirurgia o a fare i raggi.

C’è un ragazzo che gira per le stanze in reparto cercando compagni per vedere un film quella sera ed entra nella stanza di una ragazza, fa tutto lo spiegone e poi lei risponde in inglese: non parla l’italiano, niente da fare.

Una giornata proficua, per conoscere meglio il mondo intorno.

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