quanto è lungo il viale del tramonto

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In questa settimana ho iniziato a notare i segni di un invecchiamento galoppante di cui la mia anima e il mio corpo sono irrimediabilmente vittime.
Primo fra tutti, la commozione sentendo davanti all’albero del quartiere una canzone natalizia cantata lo scorso anno da due dei tre figli. Non me lo spiego se non con l’età che avanza, perché in oltre 20 recite scolastiche credo di aver avuto al massimo un leggero fastidio agli occhi, probabilmente causato dall’inquinamento atmosferico e non dall’emozione.
Poi la tendenza a dimenticare gli impegni e a perdermi le cose da fare, così è da una settimana che devo comprare un giornalino a Lucia e forse domani potrei farcela (ma non ne sono certa).
E segno direttamente legato alle dimenticanze è il bisogno di fare delle liste: della spesa, dei regali di natale, dei conti aperti con mia sorella. Liste che devo riguardare ogni mezz’ora, per fingere di tenere sotto controllo qualcosa.
Infine la stanchezza fisica, l’incapacità di stare sul divano più di 20 minuti sveglia, la rinuncia a vedere gli amici di sempre il sabato sera perché so che ne avrei voglia, ma non ce la posso fare.
Il processo è irrevocabile, mi aspetto entro la fine dell’anno di ritrovarmi coi capelli bianchi e le rughe sulla fronte. Quelle intorno agli occhi le ho già.

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