piovuti dal cielo e costruiti sulla terra

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Suonare in un’orchestra è come stare in una famiglia allargata. Perché quando ti siedi di fianco a un’altra persona che suona il violino, lo spazio è poco, quello indispensabile per non toccarsi o scontrarsi. E devi concentrarti non solo sul tuo gesto, sulla tua esecuzione, ma devi far attenzione a non urtare l’altro, ad ascoltare il suo suono e a essere in sintonia con lui.

Quando suoni in un’orchestra probabilmente all’inizio fai fatica e quello che da solo ti riusciva bene, sembra non venirti più così facile. Perché la presenza degli altri ti distrae, perché i tuoi riti e le tue abitudini si incontrano e si scontrano con quelle di chi suona il flauto o la chitarra, di chi canta nel coro o batte sulle percussioni. E probabilmente all’inizio preferiresti essere solo, decidere tu delle tue azioni, senza interferenze.

Ma poi, quando riesci a mettere da parte le abitudini e i riti, quando, anche solo per caso, il tuo suono si accorda con quello del violino a fianco al tuo o del flauto di fronte a te, allora senti che quello che esce dal tuo strumento è molto di più di quello che sapevi far nascere quando lo usavi da solo. È una musica più rotonda, ritmata, avvolgente. Qualcosa che va oltre le tue dita e il metallo, il legno della cassa, le corde e l’archetto.

Quando stai in una famiglia allargata devi accettare tante cose. Che a casa dei nonni ci sia l’antipasto e così i tuoi figli si sfondano di salame e poi non mangeranno il secondo, oppure che ci sia il nonno che gli porta la frutta sbucciata nel piattino mentre loro già giocano in salotto. Devi accettare che si possa dire “figata” anche se a te proprio da fastidio sentirlo dalla voce dei tuoi figli. Ma quando hai tolto i riti, quando pulisci l’educazione di tutto ciò che è un’abitudine e resta la sostanza, ti accorgi che in una famiglia allargata i punti di riferimento sono tanti, ciascuno con le proprie competenze, ma tutti ugualmente saldi e sicuri. Ti accorgi che puoi appoggiarti e sostenere, puoi essere più di te stesso e costruire qualcosa di più grande se apri la porta di casa.

Ci va impegno per suonare in un’orchestra, così come ci va impegno per essere in una famiglia allargata. E a chi mi dice “quanto sei fortunata” o “siete una famiglia speciale” dico che ci lavoriamo ogni giorno, ci impegniamo ogni giorno, in quelli di festa e in quelli di fatica. Nelle prove e durante il concerto. Le famiglie speciali non piovono dal cielo, si costruiscono sulla terra.

ps. la famiglia è talmente allargata che non ci stanno tutti in una sola foto

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