liberté, égalité, fraternité

Standard

Liberté. Di pensare con la propria testa, di parlare ed esprimere il proprio parere, il proprio dissenso, di ridere e di provocare. Di non aver paura, di vivere le nostre città con fiducia e serenità. Libertà di pensare di poter costruire un modo diverso di vivere: di fare profitto, di lavorare, di fare informazione, di parlare, di stare a scuola. Un modo in cui il guadagno è giusto e non sproporzionato perché basato sullo sfruttamento dell’ambiente o delle persone; in cui il lavoro è un luogo di responsabilità e di espressione della propria umanità; in cui l’informazione punzecchia il potere e stimola la consapevolezza dei cittadini, fornendo gli strumenti per prendere posizione; in cui le parole sono importanti e usate con attenzione, senza leggerezza; in cui la scuola forma dei ragazzi e delle ragazze al rispetto degli altri, alla conoscenza della storia, alla convivenza nelle diversità, all’impegno personale e al protagonismo per realizzare un progetto comune.

Égalité. Stessi diritti per tutti quelli che rispettano le regole civili di convivenza, le leggi. Uguaglianza di possibilità di formazione, cure mediche, crescita culturale, di muoversi nel proprio paese, di trovare un lavoro, di fare dei figli e di costruire una famiglia. A prescindere dal colore della pelle, dalla religione, dall’orientamento sessuale, dall’essere uomo o donna, ricco o povero.

Fraternité. Vicinanza, senso di sentirsi parte di uno stesso progetto, nazione, umanità pur nelle diversità e nei contrasti. Vuol dire solidarietà e compassione, cioè patire con gli altri, farsi prossimi a chi sta di fianco a noi, considerandolo un fratello e una sorella e non un possibile nemico da cui proteggersi, difendersi, nascondersi.

Siamo tutti feriti oggi, ma dobbiamo ricordarci del dolore e dello sgomento domani: quando zittiremo chi alla riunione di classe non la pensa come noi, quando penseremo “lavoro agli italiani” nel vedere il ragazzo di origini indiane (laureato al politecnico di Torino in ingegneria tessile, tanto per la cronaca) che vende il giornale nella piazza del quartiere, quando eviteremo di incrociare gli occhi del ragazzo di colore che davanti al supermercato ci saluta col cappello in mano.

La convivenza civile non è uno slogan da sbandierare sui social network all’occorrenza, non è una moda. È un vestito, che ciascuno se vuole si cuce addosso, giorno dopo giorno, nella vita normale.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...