immaginavi tutto questo?

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Ieri ci siamo sottoposti tutti e 5 a un’intervista fatta da una giovane psicologa iscritta a una scuola di specialità che lavora sulle famiglie.

A parte il divertimento di vedere i figli relazionarsi con una sconosciuta, rispondere alle sue domande, cercare a modo loro di fare o meno bella figura (perché c’è chi sceglie di essere collaborativo e chi si vanta della sua scarsa attitudine a collaborare), mi ha colpito l’ultima domanda rivolta a noi genitori: quando eravate ragazzi immaginavate che avreste costruito una famiglia così, con tre figli?

No, non me lo immaginavo. Quando ero dell’età del mio figlio grande sognavo di fare il chirurgo e chiedevo a mio zio, che per un po’ di tempo ha allevato conigli, di vedere un coniglio “da dentro”. Poi ho iniziato a svenire all’idea di vedere il sangue e ho capito che la chirurgia non sarebbe mai stata la mia professione.

Quando ero alle superiori ritagliavo articoli che non parlavano di attori, cantanti, miti dello spettacolo, ma di giornalisti, inchieste, reportage dai paesi in guerra. Non sognavo il principe azzurro che mi veniva a prendere con un fascio di rose rosse tra le braccia o di trovare sotto casa il camper di Stranamore (trasmissione in cui fidanzati traditori o traditi, innamorati silenziosi coronavano il loro sogno d’amore grazie alla mediazione di un conduttore troppo abbronzato per essere vero), ma sognavo di diventare giornalista, di fare la corrispondente dall’estero, di lavorare in un’altra parte del mondo. E il mio fidanzato di allora si chiedeva come avremmo vissuto insieme se io volevo viaggiare.

E allora, come è arrivato quello che c’è adesso? Rimpianti? Intoppi lungo la strada? Sono cambiata? Nulla di tutto questo. Ciò che è arrivato è stato del tutto naturale, il corso spontaneo della mia vita. Nessun rimpianto, ho voluto tutto ciò che c’è, non ho messo da parte i sogni, li ho integrati nella mia quotidianità. Ho tenuto, di quei programmi così ambiziosi, il senso del valore che ha nella mia vita la mia soddisfazione personale, la mia crescita individuale prima che come parte di una famiglia. Perché se non so chi sono, cosa voglio e dove vado non potrò camminare davvero con qualcun’altro. Perché non posso pensare di esaurire il mio stare nel mondo attraverso uno dei ruoli che ricopro: “mamma di”, “figlia di”, “moglie di”. Sono altro, sono di più di tutto questo.

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2 pensieri su “immaginavi tutto questo?

  1. Marika

    Purtroppo leggo raramente tutti interi i tuoi blog, ma ogni volta che riesco è un’emozione e un grande insegnamento! Popi sei veramente speciale! Una fortuna esserti amica, purtroppo lontane…

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