la memoria del corpo

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La memoria è qualcosa di complesso, articolato. È composto da tutti i sensi.

È il gusto: quello dei grissini e degli gnocchi crudi rubati dal vassoio in cucina a casa dei nonni; quello delle lasagne mangiate a Lantaret a casa di Cino e Lena, mentre si preparava la Festa de L’Unità.

È l’udito: la storia dei fratelli Cervi che nonno ha insinuato come una goccia nella nostra mente, raccontandocela mille volte da piccole; è una canzone, Fischia il vento, che mi faceva pensare alla steppa russa ricoperta di neve e invece ho poi scoperto che parlava delle montagne tra la Liguria e il Piemonte e dei partigiani.

È la vista: le bandiere alle manifestazioni del primo maggio; la bandiera dell’anpi tenuta ritta e orgogliosa di fianco alla bara di nonno dal suo amico Ferruccio, che non si è mai mosso di lì, non l’ha mai appoggiata un attimo al muro; è il campo di Dachau visitato dopo un viaggio a Berlino, così vicino alla città, così distante dalla nostra vita, così reale.

È l’olfatto: il profumo dei ristoranti del ghetto di Roma e di un gelato mangiato coi ragazzi in vacanza, cercando di spiegargli che quella era una parte della città diversa dal resto; il freddo che si annusa nei corridoi del Carcere delle Nuove, nel camminamento di ronda dove gli sguardi di ragazzi e ragazze, uomini e donne ritratti nelle foto attaccate sul muro ti seguono per tutto il tuo percorso.

È il tatto: il corpo delle altre persone vicino, dei ragazzi, dei bambini e delle insegnanti mentre sfili una mattina di gennaio per la tua città in una fiaccolata per il Giorno della memoria, 70 anni dopo da quel 27 gennaio 1945; le mani di tuo figlio grande che ti cercano di notte mentre dormi nel suo letto, perché avete visto insieme un film sui campi di concentramento e lui non riesce a dormire.

La mente può dimenticare, il cuore può cercare di nascondere. Il corpo non dimentica, i sensi mantengono indelebili le tracce delle esperienze fatte. È al corpo che dobbiamo trasmettere la memoria, per mantenere vivo l’orrore per ciò che è stato.

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