senza mezze misure

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Oggi andando a scuola, Lucia racconta alla cugina un libro che le ha letto la maestra in classe.

– Il libro si chiama Cipì e parla di un uccellino, cioè di un uccello che l’ultimo dei suoi piccoli voleva chiamarlo Cipì e allora l’ha chiamato Cipì. Scusa se voleva chiamarlo così, perché non poteva? E poi uno che non gli piacevano gli uccelli, un uomo… –

– Dì un tizio, non un uomo –

– No, voglio dire un uomo. Un uomo che a lui non gli piacevano gli uccelli … –

– Ma devi dire un tizio, non un uomo – ritorna sulla questione la cugina.

– Io voglio dire un uomo. Allora, un uomo che non gli piacevano gli uccelli… –

– Ma è meglio dire un tizio –

Non ce la faccio più e anche se so che nei discorsi dei piccoli non bisogna infilarsi perché se la devono sbrigare tra loro e perché seguono una logica che tu adulto non puoi capire, intervengo.

– Ragazze, continuate a ripetere la stessa cosa. Tu A. non interromperla più e tu Lucia vai un po’ avanti nel racconto, altrimenti non si capisce la storia –

– Alla fine si sposano –

La ragazza non conosce le mezze misure.

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