tornare è un’abitudine

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Le abitudini ci restano dentro, anche dopo mesi di assenza, anche dopo pause in cui il tempo resta sospeso e in balia di altri e di altro. E le abitudini sono rassicuranti, forme che riconosciamo e ci fanno vivere con naturalezza, in maniera quasi inconscia le situazioni.

L’abitudine di vedere la nonna bis al fondo del tavolo il sabato a pranzo, chiusa nella sua bolla da cui osserva il resto del mondo intorno, cogliendo frammenti di discorsi, seguendo i pensieri suoi senza che le 12 persone intorno la possano far deviare.

L’abitudine di trovare nel piatto, tra le bucce dei mandarini e delle arance, la plastica che teneva la pastiglia da prendere a pranzo.

L’abitudine delle chiacchiere rumorose dei ragazzi, che si parlano addosso, che chiedono quando si possono alzare, che tornano a tavola per le fragole e i pasticcini.

L’abitudine di un caffè bevuto a metà, condiviso tra mamma e papà, la tazzina con ancora due dita sul fondo.

Oggi le abitudini sono tornate, ancora solamente per due giorni, ma sono una promessa: che la normalità tornerà, che c’è ancora spazio per le passeggiate e i pranzi, per le chiacchiere e la vita insieme. E sapremo aspettare, ancora un po’, per poi tornare a far scorrere il tempo come sempre.

Oggi le abitudini erano più dolci, non davano fastidio, non erano gesti consumati. Ma spontanei, di chi si sente a casa. Di chi è tornato a casa. Bentornato, papà.

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