home working si, home working no

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Quando ti ritrovi a lavorare a casa dopo oltre 10 anni di ufficio hai bisogno di un po’ di mesi di adattamento, ma poi ti abitui.

A poter stendere la biancheria dopo aver accompagnato i figli a scuola, senza doverlo fare alle 6 del mattino. A non doverti truccare prima di uscire di casa e apprezzare i vantaggi delle scarpe da ginnastica 7 giorni su 7. A pranzare con calma con la tua amica il giorno del suo compleanno senza controllare continuamente l’orologio, quando la pausa pranzo sarà finita e il piatto che conteneva l’insalata su cui stai indugiando si trasformerà nello schermo del computer.

Ti abitui a immergerti nel lavoro da fare con la musica che riempie la stanza, incurante del fatto che a qualcuno possa dare fastidio. Ti abitui a lavorare senza guardare quando arriva il momento di mangiare perché hai trovato l’ispirazione e l’assenza di orari ti permette di non ingabbiarla in un’agenda rigida e immutabile.

Il quadretto idilliaco si interrompe e si frantuma quando si ammala un figlio. Perché a quel punto il piccolo pustoloso che passa il tempo a grattarsi invaderà i tuoi spazi vitali e lavorativi e nulla riuscirà ad arginarlo.

Quindi ti nasconderai in balcone per fare una telefonata di lavoro, per evitare che il cliente senta le urla che provengono dal bagno “maaaaammaaa, ho finito? mi pulisci tu che ho fatto la cacca molle?”.

Ti metterai le cuffie nelle orecchie per vedere il video che devi modificare e caricare su youtube, ma solo una perché nel frattempo continuerai ad ascoltare e a rispondere alle domande tipo “cosa devo disegnare in questa carta mostro?”.

Aspetterai con trepidazione l’ora o la mezz’ora d’aria in cui staranno qui le nonne, gioendo della possibilità di andare a prendere gli altri figli a scuola o andare al mercato a comprare la verdura.

Il primo giorno proporrai attività di cucina (“impastiamo il pane e facciamo i biscotti?”), il secondo giocherai venti turni a indovina chi e al gioco del calcio che odi (“mamma ti spiego il calcio d’angolo”), il terzo tirerai fuori tempere e acquerelli e preparerai il fondale per un collage di disegni (e a foglio pieno per 1/4 sentirai queste parole “non ne ho più voglia” e ti troverai a finire il fondale). Il quarto accenderai un cartone e abbandonerai il pustoloso sotto la coperta rossa (colore che farà passare più velocemente la varicella). Cercando di lavorare durante la nanna del pomeriggio o nelle pause di gioco autonomo.

E poi la ciliegina sulla torta quando torna a casa tuo marito.

– Oggi mi sono ricordata che lunedì mattina devo andare a vedere gli scatti fotografici dal cliente O., me ne ero completamente dimenticata –

Risposta

– Così non va bene –

Vabbè, vado a mettere su una lavatrice. Da sola.

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