minimalisti in un mondo di superlativi assoluti (perché di relativo ormai non c’è più niente)

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– È brava Lucia a ginnastica – dicono degli amici.

– Abbastanza – rispondo, senza cogliere che al fondo della frase non c’è un punto interrogativo.

– Jacopo è stato selezionato nella sezione musicale per pianoforte, è il primo – mi dice l’insegnante della scuola media al telefono e subito io penso che non glielo farò sapere com’è arrivato, ma solo che è stato preso, perché chi si loda si imbroda.

– Subito pensavamo che F. avesse delle difficoltà, ma è che suo fratello è davvero un ragazzo eccezionale, al di sopra della media. A 4 anni contava fino a 20 in inglese. Davvero, il mio primo figlio è eccezionale – dice una mamma della scuola materna alla riunione e io penso che non ho mai descritto così uno dei miei figli e che me ne vergognerei anche un po’ probabilmente (e in ogni caso se uno sa contare fino a 20 in inglese a 4 anni è perché qualcuno ha cercato di insegnarglielo).

Quando sei abituata a pensare che abbastanza significhi non “quanto basta”, ma “appena sufficiente”, quando senti di dover (e voler) fare sempre il meglio che puoi, l’incontro con un mondo di superlativi assoluti ti lascia attonito. E ti spinge sempre di più a difendere te e il tuo mondo da tutta questa eccezionalità, come se fosse una malattia contagiosa. Basta indugiare nei festeggiamenti per la vittoria di una partita di basket e ti troverai un “bravissimo” sulle labbra la prossima volta che tuo figlio farà un disegno astratto a scuola (cioè traccerà a caso dei segni su un foglio). Stappare una bottiglia di gazzosa per la gara di ginnastica artistica si tradurrà in men che non si dica in un “precisissimo” quando i compiti saranno scritti sul diario senza cancellature e sigle incomprensibili (come se il lavoro di un genitore a fine settimana fosse la traduzione dei geroglifici dei figli, novelli egizi).

Allora voliamo basso, festeggiamo i successi ponendoci nuove sfide, pensiamo che in fondo se ci siamo riusciti non era poi così difficile raggiungere la vetta, era alla portata di tutti. Impegniamoci strenuamente per evitare che noi e quello che facciamo e chi abbiamo intorno, insomma, le nostre vite corrano il rischio di innalzarsi nell’Olimpo degli “issimo”. Al massimo potremo ambire ad avere un figlio normalissimo, una vita equilibratissima, un lavoro precarissimo.

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