sotto la superficie visibile del quotidiano

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C’è un livello di ricordi, sensazioni, emozioni che non è direttamente disponibile al nostro stato di coscienza. Ha bisogno di qualcosa di più profondo e indiretto per essere evocato e portato in superficie, per essere assaporato di nuovo.

Oggi, in macchina, col finestrino abbassato ho sentito il rumore di una Vespa modello vecchio. E quello per me è il segnale che Flavio è arrivato nella piazzetta fuori dall’ufficio per mangiare insieme, abitudine dei mesi da fidanzati, quando uscivo dal portone e lo trovavo seduto sulla panchina che mi aspettava, col casco appoggiato di fianco.

Le chiavi che girano nella porta di casa sono mio papà che entra, l’unico della famiglia ad aprire con le chiavi, quando tutti gli altri suonavano il campanello.

Il clacson che suona all’ultima curva è il segnale dei genitori che raggiungono i figli, in vacanza coi nonni, il venerdì sera: prima mamma e papà quando spuntavano al colletto al Lantaret, adesso Flavio e io quando vediamo comparire casa del mare dietro i condomini di Costarainera.

Il rumore delle unghie che grattano l’una contro l’altra è mio nonno che sta leggendo in poltrona e non smette mai di tormentarsi le dita.

Le gazze che si azzuffano e cinguettano tra gli ulivi sono le mattine di vacanza al mare, mentre ancora i ragazzi dormono e io posso godermi il silenzio.

Le voci di Diego e Lucia che giocano sulla sabbia e delle onde che arrivano sul bagnasciuga, mentre sto sdraiata su una spiaggia pubblica a Marsiglia, sono la vacanza e la fiducia di potersi allontanare e abbandonare lentamente al sonno, protetta dal sole e da questa città multietnica che mi fa sentire a casa.

Ci sono dei suoni che hanno la capacità di portare a galla qualcosa che era sceso più in giù, appena sotto la superficie visibile del quotidiano. Che sanno allontanarti dall’oggi per riportarti in una dimensione diversa, in cui incontrare altri te stesso.

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