c’è bisogno di bussole (per non perdersi nel mondo)

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Ieri, lezione aperta di hip hop a scuola da Diego. Una mamma mi chiede come è stato dato il messaggio che i bambini dovevano avere maglietta bianca e pantaloni blu. Non ricordo più come sia arrivato, ma poi controllo e vedo che è stato mandato sul gruppo wa dei genitori della scuola materna.

“Ecco perché non l’ho saputo, io non uso wa. Se questo è il mondo, io ne rimango volentieri fuori. È una questione di scelte, ci sono delle scelte importanti da fare nella vita”.

E mentre la mamma furiosa lanciava il suo anatema contro questo mezzo e proferiva il verbo, indirettamente mi diceva che se io quelle scelte non le ho fatte stavo sbagliando qualcosa nella mia vita.

Finita la lezione aperta di hip hop, andiamo coi ragazzi a vedere una partita di basket e mentre sono lì un papà del gruppo di wa dei genitori dei castorini manda un messaggio per sua moglie sul gruppo (nulla di privato e irripetibile, solo saluti). Se ne accorge e ci comunica l’errore. Ma in tanti si scatenano (anche io) a riderne insieme, a prenderlo e prenderci in giro su questo errore. Nessuno si offende, nessuno esagera.

Torniamo a casa e trovo il gruppo di wa della scuola elementare con diversi messaggi stimolati dalla domanda “domani ci sarà la mensa? perché in alcune classi hanno dato il messaggio e in altre no”. La questione scatena informazioni incerte, dubbi, pensieri tipo “se le maestre se ne sono dimenticate è grave”, incroci tra classi diverse (“in 4° E nessun avviso, neanche in 1° Y”). E nel weekend questo gruppo è un fiorire di foto di diari coi compiti scritti, di pagine di libro per chi l’ha dimenticato a scuola, di istruzioni su come fare l’esercizio della scheda del quaderno arancio.

Non so se sono schiava della tecnologia, non so se mi so porre un limite nell’uso dei ritrovati moderni. A volte si, a volte no. Ma so dove si pone la questione: la tecnologia è e resta uno strumento, che io decido come utilizzare e come dosare nella mia vita. Serve un’educazione generale prima che un’educazione digitale. All’equilibrio e alla flessibilità, alla capacità di fare delle scelte consapevoli.

E le scelte importanti, secondo me, non sono se aprire il profilo fb o installare wa sul proprio telefono, ma altre. Perché se ho bisogno dell’assenza dello strumento per essere “virtuosa” forse vuol dire che non ho una bussola abbastanza affidabile dentro di me, ma sono in balia degli strumenti e del vento che cambia. Vuol dire che continuerò ad andare per il mondo in carrozza e non con l’automobile e quindi probabilmente ne esplorerò una parte più limitata, restando convinta che il mondo arrivi solo fin dove vede il mio naso.

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