i figli sono pezzi di noi

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– Stanno giocando a basket in palestra – ripete Jacopo senza sosta a me e alla sua allenatrice a fine partita.

– L’ho capito –

– Ma non hanno le scarpe giuste, rovinano la palestra – continua il sanzionatore.

– Devo andare a dirgli “brutti cattivi”? – chiede l’allenatrice interdetta.

– Si, non possono giocare in palestra con quelle scarpe –

– Ragazzi aiutatemi a riordinare –

A questa frase c’è chi (uno dei due maschi a caso) reagisce prendendo una sola cosa per mano e andando lentamente a metterla in un posto scelto a caso e chi (la femmina) si muove come il diavolo della Tasmania lasciando superfici a specchio dove passa la sua furia riordinistica.

– Mamma, non riesco a dormire –

– Perché Jacopo? –

– Mi sento in colpa perché forse l’amico di Lucia è andato via dalla festa perché aveva litigato con me –

– Non credo sia andato via per quello, però ricordati come stai adesso, così la prossima volta cercherai di essere più gentile soprattutto con un bambino più piccolo –

– Bisogna contare le monetine –

È piena notte, ma Jacopo parla, si siede sul letto, a volte si alza e va in giro per casa. Sembra sveglio, ma non lo è. Credi di parlare con qualcuno che sa cosa sta dicendo, ma non è così. E allora bisogna con fermezza e modi piuttosto sbrigativi dargli ordini semplici e perentori.

– Si, poi le contiamo. Adesso dormi, mettiti giù – Con me, quando lo fa Flavio, funziona.

I figli si portano dentro un patrimonio genetico che renderà più probabile l’insorgere di alcune caratteristiche fisiche: l’allergia ai pollini, la tendenza al sonnambulismo, la calvizie o i capelli biondi.

E altri tratti, che magari sorgeranno man mano, in un miscuglio di natura e cultura, dna ed educazione: la mania di seguire le regole (e volerle far seguire al mondo), la furia quando si decide di fare una cosa, i sensi di colpa per quello che non abbiamo fatto proprio bene, che non ci faranno dormire.

Forse, se un genitore pensa che una punizione a scuola sia esagerata perché “era solo uno scherzo” e non capisce che lo scherzo prevede che tutti si divertano e che ci sia un limite dignitoso per tutti, non ci devono stupire gli atteggiamenti dei figli che vanno oltre, superano il limite e arrivano alla violenza, che sia fisica, verbale o psicologica.

I figli sono pezzi di noi e imparano da quello che vedono e dall’aria che respirano. Quando li guardiamo è come se fossimo di fronte ad uno specchio imperfetto: le immagini non sono proprio uguali, il riflesso non è perfetto. Ma le forme, il contorno riprende le nostre forme, il nostro contorno. Non si scampa.

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