c’è solo la strada su cui puoi contare (quella che porta al camp)

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Se il sabato pomeriggio mi capita di andare in un centro commerciale c’è qualcosa che mi fa più male della ressa, delle luci artificiali mentre fuori il sole splende, dei passeggiatori con carrello tra i cacciatorini e i formaggi morbidi. Sono i bambini e i ragazzini al seguito, quelli che avrebbero l’età e l’autonomia per essere altrove e invece si trovano tra yogurt e carta assorbente per la casa. La tristezza si acuisce d’estate quando i mercati di quartiere si animano di nipoti svogliati dietro a nonni disponibili, che sono riusciti a trascinarli fuori di casa, abbandonando tv e wii.

Se vostro figlio o figlia ha quell’età, se anche a voi si inumidiscono gli occhi di fronte a tanto spreco di energie e risorse e possibilità, per quest’estate c’è una soluzione. O meglio, ce ne sono tante. Ma voglio raccontarvene anche un’altra: scientifica, fuori casa, curiosa, organizzata da un amico sulle cui capacità posso mettere entrambe le mani sul fuoco.

Sono i Science Camp, campi di 6 giorni in Piemonte ed Emilia Romagna per ragazzi dalle elementari alle superiori. Qui trovate tutte le informazioni, che non riscrivo perché sicuramente mi perderei qualcosa.

Perché mandare un figlio a un campo estivo? Perché uscire di casa fa sempre bene, ossigena il cervello, allena la capacità di adattarsi, stimola la curiosità verso ciò che non si conosce, apre strade possibili. E prima si esce di casa per provare a fare da soli qualche giorno, prima si scopre che lì fuori c’è un mondo in cui tutti, grandi e piccoli, hanno diritto di vivere e cercare quello che li fa star bene: amici, autonomia, informazioni, conoscenze, esperienze, incontri.

Perché fra tutte le proposte scegliere proprio i Science Camp? Perché sono progettati e gestiti da scienziati ed educatori, divulgatori scientifici, ex capi scout: insomma tutte persone appassionate e preparate, che offrono un’esperienza educativa prima che di conoscenza. Educazione al pensiero libero, all’autonomia, alla ricerca, alla collaborazione e alla condivisione di informazioni, materiali, spazi, responsabilità verso il mondo che ci circonda e gli ambienti che ci ospitano.

Regalare l’esperienza di un campo estivo ai propri figli vuol dire dargli una bussola per condurre la loro vita su strade nuove. Perché, come dice una canzone di Gaber che spesso ritorna nel mio percorso, “il giudizio universale non passa nelle case, le case dove noi ci nascondiamo, bisogna ritornare sulla strada, sulla strada per conoscere chi siamo”. Perché è lasciandoli andare sulla strada che possiamo conoscerli davvero, fino in fondo, i nostri ragazzi.

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