mettimi tra i miei simili

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Metti una mattinata in una manifestazione, con fischietti, striscioni, bandiere, slogan da urlare pro e slogan da urlare contro. Amici da incontrare, in un appuntamento fisso annuale spontaneo, perché ai richiami del cuore e della coscienza si risponde senza inviti.

Metti la banda, o meglio le bande, quelle belle e ordinate e quelle un po’ scalcagnate, metti canzoni che sanno di infanzia, di nonni, di nonno.

Metti di scoprire ancora altri segni di un’affinità con nuovi amici, nuove famiglie, nuovi genitori e nuovi bambini che intuivi e che sai troverà spazio per manifestarsi in pieno. Un bambino che non è tuo e che cammina tenendoti per mano, in mezzo alla folla come su un marciapiede quasi deserto.

Metti un pranzo in cui i piccoli sono più dei grandi, che riallaccia storie e racconti, che comprende le chiacchiere per raccontarsi gli ultimi faticosi mesi e pensieri sul mondo del lavoro, sul nostro paese, sull’educazione.

Metti bambini di età diverse che giocano insieme, fratelli che si scambiano, alleanze che si stringono, uno spettacolo di magia e salti sul trampolino, un prato in discesa in cui rotolarsi, tenendosi per i piedi e per le mani, pantaloni sporchi e calzini neri.

Metti tutto questo, mettimi lì e io trovo il mio posto. Mettimi tra i miei simili e sono felice.

Buon primo maggio.

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