le cose che non ho imparato da mia mamma (e invece avrei dovuto)

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Per anni lottiamo contro forze oscure per differenziarci, per diventare diversi e, crediamo, migliori di chi ci cresce. Per anni da figli giuriamo che saremo genitori diversi, più “giusti”, comprensivi di quelli che abbiamo avuto noi.

E poi scopriamo le cose che non abbiamo imparato dai nostri genitori, dalle nostre mamme. Quelle cose che avremmo dovuto assorbire come una spugna.

Non ho imparato a cucinare il fritto di pesce, gli anellini di totani di cui mi rimpinzo quando lei li prepara il sabato e la tavola è apparecchiata per 13 tra nipoti, figlie, generi, marito e mamma (sua).

Non ho imparato ad avere il frigo pieno e con tutto ciò che serve per un’intera settimana, da venerdì a venerdì, giorno da sempre dedicato alla spesa al supermercato. Ricordo una volta che lei e mio papà sono tornati da un viaggio a Londra di 5 giorni e il loro frigo era più ben fornito del mio, che non mi ero mai mossa da casa.

Non ho imparato, sempre parlando di spesa, a comprare il venerdì sapendo già cosa cucinerò il giovedì della settimana successiva, abbinando il primo e il secondo, decidendo il menù sulla base della deperibilità dei diversi cibi.

Non ho imparato a fare chignon, trecce e codine dritte e ordinate. Faccio sgorbi e righe storte peggio che se fossi ubriaca.

Non ho imparato la pazienza e la capacità di vedere lontano, senza lasciarsi distogliere dagli incidenti di percorso, dagli errori lungo la strada, dagli sbandamenti. Non ho imparato a non intervenire continuamente coi miei figli, a fare il grillo parlante e la voce (fastidiosa) della coscienza.

Non ho imparato la sua gratuità, il suo non lamentarsi mai, il suo tenere sulle spalle, nel cuore e nella testa ogni fatica, ansia, dubbio di tutta la famiglia, dai grandi ai piccoli, da quelli di sua mamma a quelli delle sue figlie, da quelli di suo marito a quelli dei suoi nipoti.

Non ho imparato a coccolarmi come sa fare lei, che si fa spazio tra le mie spine, che mi da acqua quanta me ne serve senza inondarmi, che sa aspettarmi lungo la strada per fare il tifo per me quando passo. Che sa volermi bene, nonostante a volte io faccia finta di non averne bisogno.

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