all we are saying is give peace a chance

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Tutti abbiamo passato il periodo pacifista nell’adolescenza. Tutti abbiamo disegnato il simbolo della pace sulla guancia, abbiamo attaccato la bandiera della pace allo zaino o al balcone (la mia è rimasta lì finché non è diventata un grigio smog indefinito).

Anche io l’ho fatto, ma sempre un po’ incerta. Non perché sia una guerrafondaia, non perché abbia la venerazione per l’esercito e la forza. Ma perché so che pacifista nel senso di “porgi l’altra guancia” io non lo sono fino in fondo. Non sono una persona mite e forse per essere pacifista si deve essere per forza miti, poco portati allo scontro, che sia verbale anziché fisico, intellettuale.

Io ho una naturale propensione per lo scontro verbale e un forte senso di fastidio quando le regole del vivere comune non vengono rispettate da tutti. E nei periodi di forte stress basta poco perché il fastidio esca fuori.

Basta una macchina sulle strisce pedonali dove attraverso con la mandria di figli e nipoti per andare a scuola. La vedo da lontano e il fastidio inizia a montare. È inutile trattenerlo: busserò sul vetro dell’automobilista menefreghista e gli farò notare che è parcheggiato sulle strisce pedonali. Lui mi manderà a quel paese e io gli urlerò contro, ribadendo che è un maleducato.

Basta il mio vicino di banco al mercato che tasta tutti i peperoni, uno a uno, per decidere quali comprerà per fargli dire che la merce sui banchi non si tocca, altrimenti poi quello che arriva dopo comprerà cose “ammorbidite” dai polpastrelli di tutto il quartiere. E quando lui, dopo 2 minuti con aria non curante, dirà al vento che la gente dovrebbe farsi gli affari propri, allora uscirà tutto il fastidio che provo verso i maleducati che vogliono far passare quelli che rispettano le regole per fessi e inopportuni.

Ne ricordo decine di scene del genere nella mia vita, a partire dalle scuole medie (forse solo perché del tempo prima non ho una memoria così lucida), fino a ieri. È più forte di me, non riesco a fare a meno di esprimere il mio fastidio, perché mi sentirei disonesta e connivente a non dire niente.

Mio marito mi dice che non verrà a difendermi se qualcuno me le da per strada, i miei figli mi dicono di non arrabbiarmi. “Give peace a chance”: ci provo, ma dovrei essere una persona mite per riuscirci. E non lo sono.

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