il lavoro più bello del mondo

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Ho rifatto il mio lavoro, in maniera totale e totalizzante, a tempo pieno e pure col pre e dopo scuola. Ho avuto una famiglia che ha sopportato le mie assenze e le mie distrazioni e ha beneficiato del mio buon umore, della mia soddisfazione, dell’orgoglio che mi da la mia professione.

Ho faticato a rientrare in dinamiche relazionali in un gruppo consolidato, ho avuto le mille insicurezze che mi mettevano ansia a 25 anni come a 39, sono stata sveglia la notte e ho fatto fogli di “cose da fare”.

Ho finto di essere più intelligente di quanto sono in alcuni casi e più stupida di quanto sono in altri, perché il trucco è solo quello: capire se devi passare per furba o per scema.

Ho portato pazienza e l’ho persa, ho sorriso e fatto gli occhi dolci per ottenere qualche gentilezza quando l’importante era raggiungere il risultato.

Ho mangiato meno di quanto avrei dovuto, ho bevuto meno di quanto avrei dovuto, ho fatto la pipì meno di quanto avrei dovuto (e non quando avrei voluto).

Ma mi sono divertita, perché con l’esperienza dei quasi 40 anni so che poi tutto arriva, anche il giorno di apertura, che i problemi si risolvono, che dai momenti critici nascono alleanze, accordi, sintonie.

Faccio il lavoro più bello del mondo, perché mi permette di sentirmi libera e creativa, di conoscere le persone (e di decidere se frequentarle o no), di scoprire una volta di più che l’unione fa la forza e che solo collaborando si costruiscono grandi cose.

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