i ragazzi del basket

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Sono rumorosi, diversamente profumati, ingombranti e famelici. Sono entrati nel corridoio della scuola due passi dietro Flavio, coi loro zaini e i pantaloncini sporchi della giornata di basket.

Fuori dalla porta erano allegri e chiacchieroni, ma appena varcata la soglia sono diventati impacciati e timidi di fronte alle maestre che li hanno visti ogni giorno per cinque anni.

Son tornati a casa a piedi, parlando sempre, hanno svuotato il mio bagagliaio portando sacchetti sparsi e un’anguria.

Hanno accumulato le scarpe in un angolo, “suonato” il pianoforte, finto di cercare un disperso (“Pingu è scomparso, forse è morto. Cerchiamolo nella spazzatura. Pinguuuu”).

Hanno divorato una teglia di pizza dietro l’altra, inesorabili, hanno fatto sparire il gelato, hanno snobbato l’anguria in cambio di un’indigestione di Wii.

Si sono lamentati moderatamente all’arrivo dei genitori e si sono salutati con un cenno della mano.

I ragazzi del basket sono stati a cena a casa nostra e io mi sono divertita.

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