la disabilità è negli occhi di chi guarda

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Ci sono cose con cui nasci e di cui non ti rendi consapevolmente conto. Fanno parte della tua normalità e non vedi la deviazione rispetto alla norma, la diversità.

I miei figli sono nati con un nonno cieco. Hanno imparato da subito che al nonno si risponde a voce e non a gesti, che andare a salutarlo vuol dire stare davanti a lui e dirgli “ciao nonno” in modo che lui si accorga che ci sono e li abbracci. Hanno imparato che i giochi non si lasciano nei passaggi in casa e ora che Jacopo è grande quando è in gita con i nonni lo accompagna in bagno all’autogrill.

La vacanza al mare mette sempre alla prova l’orientamento del nonno, che adesso inizia a invecchiare e a dimenticare dove sono le cose, dove passare nel cortile per entrare in casa, dov’è sempre la sdraio o l’ulivo. E cosi qualche giorno fa è caduto, sbucciandosi le gambe. 

Nulla di grave, ma Diego si è da solo preso il compito di assisterlo negli spostamenti. E così appena lo vede uscire dalla porta di casa corre verso di lui per prenderlo per mano e accompagnarlo verso il tavolo. Gli passa il bastone quando lui non lo trova. 

La disabilità è negli occhi di chi guarda. Perché se tutti avessimo gli occhiali che mette Diego nel guardare il nonno, vedremmo solo persone con bisogni diversi a cui rispondere, con naturalezza.

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