fuori classifica 

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Che mio marito non fosse un dispensatore di gentilezze e complimenti l’ho sempre saputo, anche prima di sceglierlo come compagno d’avventura. E se nonostante questa caratteristica l’ho scelto, è perché in fondo se pur parco di parole esplicite, è sempre stato originale e divertente nei suoi apprezzamenti. Il migliore è da sempre definirmi “fuori classifica” quando gli chiedo se non preferirebbe un’altra moglie. Sono fuori classifica nel senso che non c’è alcun bisogno di cercare altre o altro e che non sono messa in gara con nessuno. E io questo fuori classifica non sono ancora riuscita a metterlo in pratica.

Con me stessa, perché vivo una competizione interna con tutti quelli che vedo, qualsiasi ruolo rivestano. E quindi nella classifica delle madri sono sempre piuttosto verso il fondo, con ampi margini di miglioramento che non riesco mai a percorrere. Nella classifica delle amiche sto sempre nelle retrovie, mai perfettamente integrata e opportuna, con l’impressione costante di essere un po’ sopportata più che “amata”.

Stesso discorso vale per i miei figli, che confronto sempre con gli altri bambini e trovo spesso più capricciosi, prepotenti, musoni, poco affettuosi, richiedenti. Invece dovrei considerarli fuori classifica, perché nessuno potrà mai essere (per me) più di loro.

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