c’è chi esce e chi no

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Ritorno dalle vacanze, valigie da svuotare, lavatrici da fare, dispensa da rifornire, farfalline della farina da scovare, piante da salvare dall’arsura.

E poi c’è chi esce una mattina e va in ufficio. A lavorare.

Ma c’è anche chi sta a casa, sveglia i figli, legge le mail e cerca di riprendere i fili di un lavoro fatto da casa i cui pezzi si disperdono nelle stanze, nelle urla dei ragazzi, tra le macchinine e i libri da riordinare nella nuova libreria. C’è chi deve fissare appuntamenti di lavoro dopo aver consultato non la propria agenda, ma quella dei nonni che si occuperanno dei figli.

In quanto rappresentante della categoria, mi sento in dovere di spezzare una lancia a favore dell’home working. Voi che siete in un ufficio con le piante finte e il neon acceso, immaginate che quello stesso luogo sia invaso da minorenni sfaticati, con la pelle abbronzata e secca, con i compiti da finire e la noia che li assale dopo un’estate intensa. Provate voi a lavorare tra un episodio di Inazuma 11 da far partire, una lite su chi ha diritto a fare il venditore alla signorachecompra, una richiesta di aiuto per ordinare in maniera funzionale la raccolta di Topolino nella libreria. Provate voi a mantenere la concentrazione per scrivere non la Divina Commedia, ma una semplice mail di 20 righe mentre nella stanza a fianco c’è una lotta fratricida in corso e a breve vedrete il sangue scorrere tipo scena di Shining. Provate voi a rinunciare alla passeggiata in solitaria della pausa pranzo passeggiando tra le vetrine e a dover preparare per i prossimi 15 giorni pranzi che soddisfino la fame di bambini che hanno dedicato l’estate a crescere e non hanno intenzione di fermarsi. E tanto per aggiungere la classica goccia che fa traboccare il vaso potete scegliere di sradicare i figli da casa per andare a trovare la nonna bis 92 e sentire la solita domanda “non ti manca vero il lavoro?”. Solo l’affetto sconfinato ti frena dal rispondere che tu continui a lavorare, anche se agli altri non sembra. Ma forse il concetto di home working per una ultra novantenne è troppo complesso.

Poi, un altro giorno, magari a fine settembre, quando sarà iniziata la scuola e tutti gli annessi e connessi pomeridiani, vi racconterò anche il bello dell’home working. Quando ne godrò di nuovo.

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