sono cresciuta così

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Sono cresciuta in mezzo alle discussioni. Con un nonno che inveiva davanti alla tv quando parlava il politico della parte avversa ed era critico anche con la propria parte, ma che andava sempre a votare (e quando dico sempre intendo dire che i giorni delle votazioni chiamava me e mia sorella, novelle elettrici, alle 10 del mattino per sapere se eravamo già andate a fare il nostro dovere).

Sono cresciuta in mezzo ai doveri. Con dei genitori che non mi hanno mai lasciato a casa da scuola perché ero stanca, perché non avevo fatto i compiti, perché la sera prima ero andata a letto tardi. Ricordo come un’eccezione l’assenza al liceo il giorno dopo l’incidente che ha ridotto in coma l’amica 16enne, perché eravamo tutti talmente sconvolti che avevamo bisogno di fermarci (ma mia mamma e mio papà andarono a lavorare lo stesso, nonostante fossero sconvolti quanto noi).

Sono cresciuta in mezzo alle responsabilità. Se facevo qualcosa, bella o brutta che fosse, ne dovevo rispondere. Ho macchiato il piumone della mia camera con l’inchiostro rosso e ho mentito spudoratamente dicendo che non era colpa mia, ma sono stata sgridata e messa in castigo da mia mamma. Ho imparato a rispondere di ciò che facevo e di ciò che pensavo, esprimendo la mia opinione e assumendone le conseguenze.

Sono cresciuta in mezzo alle regole. Che mi sono state sempre fatte vivere come indispensabili per convivere con gli altri, perché rispettare la forma è un requisito irrinunciabile per dare spazio alla sostanza. Non ho mai avuto paura delle regole, le ho messe in discussione, a volte non le ho rispettate apertamente, ma non le ho quasi mai aggirate.

Sono cresciuta in una famiglia allargata. Con parenti da amare e sopportare, con amici con cui condividere gioie e dolori, con una comunità intorno di cui sentirmi responsabile, verso la quale chiedermi quale possa essere il mio contributo.

Sono cresciuta così e mi ritrovo qui, come un marziano. In un mondo che non discute, ma sbraita, litiga e tanto poi continua a farsi gli affari propri. In un mondo in cui nell’ordine, in qualsiasi posto, si chiede prima quali siano i propri diritti, per poi dimenticarsi di informarsi sui doveri. In un mondo in cui non esistono responsabilità, ma equilibrismi per evitarle e crociate per dare le colpe (ovviamente sempre a qualcun’altro). In un mondo in cui le regole sono dettagli che seguono solo gli sfigati, quelli che non sanno come va il mondo. In un mondo abitato da famiglie monadi, incapaci di darsi orizzonti ampi, di vedere il mondo come la propria casa, il vicino come il proprio fratello, il quartiere come qualcosa di cui prendersi cura. Incapace di concepire e costruire il bene comune.

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Un pensiero su “sono cresciuta così

  1. Avevo letto un articolo tempo fa che sosteneva che i problemi di oggi sono dovuti a questa assurda importanza che oggi viene data all’IO. Forse è vero che un tempo si eccedeva in senso opposto, ma oggi tendiamo tutti a pensare per primi a noi stessi senza considerare piú il NOI..

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