le parole da far scomparire dal vocabolario

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Ci sono parole che vorrei fare scomparire dal vocabolario. Da quello dei miei figli intendo, che negli altri potrebbero restare a pieno diritto.

“Aspetta”: lo sento miliardi di volte al giorno. Quando li sveglio al mattino, quando gli chiedo di riordinare i giochi abbandonati davanti al divano, quando dico di venire a tavola, di cambiarsi i vestiti, di spegnere la tv, di andarsi a lavare i denti. È tutto un “aspetta”. Ma aspetta cosa? La bella stagione? Tempi migliori? Che loro ne abbiano voglia? L’arrivo del messia? Che una catastrofe naturale faccia sparire casa nostra insieme ai giochi disordinati, ai letti da rifare e a libri e quaderni (così non possono più fare i compiti)?

Ovviamente aspetta ha degli amici e alleati: “un attimo” l’unità di misura più flessibile che l’uomo abbia mai saputo inventare, “adesso…” in cui i puntini di sospensione sono parte integrante della parola, che se ci fosse un punto esclamativo alla fine sarebbe un ordine perentorio dato al genitore di turno davanti al gioco che il piccolo tiranno vorrebbe (non domani, ma “adesso!”), “arrivo” che sarebbe più giusto declinare al futuro, “arriverò”, una promessa collocata in un tempo e in uno spazio che non hanno nulla a che fare con l’hic et nunc.

Vorrei davvero che ogni volta che i miei figli stanno per dirmi “aspetta” gli si attorcigliasse la lingua nella bocca, gli venisse un colpo di tosse improvviso o uno sbadiglio; insomma qualcosa che gli impedisca di pronunciare quella parola che risveglia il mostro urlante che sonnecchia dentro di me.

Ieri un’amica mi suggeriva altre parole che dovrebbero essere vietate ai figli: “sempre” e “mai”. “Sei sempre arrabbiata” le dice il suo ragazzo 15enne, “non mi fai mai le coccole” mi dice il mio di 11 anni. In queste dimensioni assolute non abbiamo speranze di migliorare, di vedere un percorso nella nostra assoluzione. Siamo destinate a perpetrare i nostri errori e ogni sforzo diventa vano.

Ma un’altra amica mi ha aperto le porte che mi hanno fatto scorgere il baratro: i suoi di figli non dicono aspetta quando lei gli chiede di fare qualcosa, semplicemente non rispondono.

A volte credo che bisognerebbe smettere di chiedere, lasciare che le cose prendano la loro piega naturale, bella o brutta che sia. Perché tanto i figli saranno sempre disubbidienti e le madri non saranno mai adeguate. E intanto, il tempo della convivenza pacifica è lì, che aspetta.

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