che ragazzi stiamo crescendo

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Incontro M. per la strada, appena uscita dalla scuola elementare. La faccia è quella di chi ha dormito troppo poco.

– Ieri sono stata in gita coi ragazzi, sono distrutta. –

M. fa la professoressa di sostegno alle superiori, in una scuola che ai miei tempi si chiamava “magistrali”. E porta i ragazzi in gita, questa volta solo in giornata all’expo, ma a volte anche in soggiorno.

Mi è sempre sembrata una persona normale, responsabile, come la madre di due bambine deve essere. E invece devo ricredermi: M. è una pazza, un’irresponsabile, un’amante del rischio. Perché si porta in gita i nostri figli.

Perché porta in giro nel mondo 16enni che sono abituati da noi genitori ad avere un universo costruito intorno sulla base delle loro richieste, dei loro capricci, di ciò che oggi vogliono. Perché dà autonomia a persone che sono abituate a fare quel che gli pare senza preoccuparsi delle responsabilità, ma che prendono in mano il cellulare per chiamarci immediatamente se il pullman è stato deviato dalla loro fermata abituale, per sapere come tornare a casa. Perché stringe un patto con noi genitori, un patto tra educatori, in cui ciascuno dovrebbe fare la sua parte. E non sa che tutto quello che a noi interessa è che il nostro principe o la nostra principessa non soffrano, non abbiano frustrazioni, non abbiano paletti e confini. Che siano sempre felici, che crescano senza diventare grandi.

M. e tutti gli altri insegnanti sono dei pazzi irresponsabili. Non capiscono che noi genitori stiamo crescendo dei ragazzi che hanno mani enormi, per prendere ogni cosa, per afferrare ogni possibilità, ogni esperienza. Ma hanno cuori fragili, gambe troppo deboli per muovere qualche passo sicuro su una strada, occhi immersi nella nebbia del giorno che vivono, incapaci di vedere cosa ci sarà domani e cosa vorrebbero costruire. Stiamo crescendo ragazzi impreparati per il mondo e per l’età adulta e li lasciamo a loro, che invece li portano fuori, li mettono alla prova, gli danno spazi per sperimentarsi. E quando qualcuno cade (in senso letterale o figurato) ci arrabbiamo perché non li hanno saputi sorvegliare a sufficienza, perché non sono stati sempre lì a controllarli, perché li hanno lasciati camminare con le loro gambe. Perché li hanno trattati come persone e invece noi gli abbiamo affidato dei soprammobili che nella migliore delle ipotesi abbiamo spolverato e tenuto puliti per 16 anni o più, in bella mostra nella vetrinetta del salotto.

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