che cos’è avere dei figli

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Avere dei figli è uno splendido viaggio. Avere dei figli è un’avventura meravigliosa. Avere dei figli è un’esperienza che ti trasforma per sempre.

E avanti così, a frasi fatte e luoghi comuni. E tu, che di figli hai avuto la sfrontatezza di farne tre, non è che non ti ritrovi in queste definizioni. Ma ti rendi conto che c’è qualcosa che stride, qualcosa di non detto che tu senti forte e costantemente presente nella tua avventura meravigliosa, qualcosa che la rende diversa, non completamente coincidente con questa retorica del “miracolo della vita” che sarà anche bello da raccontare, ma a volte lo lasceresti vivere alla vicina di casa novantenne signorina (sarà mica un caso che le “signorine” vivono sempre molto a lungo?).

Avere dei figli è un’immersione. In apnea, ovviamente, che se ci fossero le bombole d’ossigeno sarebbe troppo facile. È una discesa negli abissi del mare, dove puoi vedere meravigliose creature sconosciute, universi inesplorati e ancora primitivi, nel vero senso della parola, quello che ricorda caverne, animali giganteschi, glaciazioni ed eruzioni vulcaniche disastrose, umani che non hanno ancora inventato gli utensili. È un viaggio in cui trattieni il fiato perché non potresti respirare lì in mezzo: non hai tempo, perché ti destreggi tra le necessità impellenti e improcrastinabili di chi ti sta intorno; non hai ossigeno a disposizione, perché non hai libri, film, articoli di giornale, chiacchiere, esperienze che ti riempiano i polmoni di aria fresca. È una traversata ininterrotta o quasi, nella quale il mondo esterno, quello fatto di sole e pioggia, di voci e suoni, di luce e buio, appare lì, vicino e inafferrabile, appena oltre il pelo dell’acqua. E tu che per natura sapresti galleggiare resti impigliato nelle alghe che ti tengono ancorato verso il fondo, con la testa che a volte riesce a uscire da questa bolla liquida.

Sono questi istanti di pausa che ti rendono capace di continuare l’immersione, non solo perché ti fanno prendere di nuovo fiato. Ma perché ti danno la certezza che fuori da questo dentro in cui ti sei infilata da sola, c’è ancora un mondo che va avanti. E prima o poi ricomincerai a frequentarlo anche tu, prima nuotando a pelo dell’acqua, con la testa mezza dentro e mezza fuori. Poi finalmente tornando sulla spiaggia e guardando il mare da lontano. Seduta su una sdraio, oggetto di cui per ora non capisci l’utilità.

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