vestiti nuovi per avere super poteri

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Fino a venerdì era un normale bambino di 5 anni e mezzo, un po’ piagnone e spesso mammone. Era capace di fare sceneggiate nel cortile dell’asilo per non essere lasciato coi nonni mezz’ora. Non approfittava della possibilità di stare una settimana al mare a fine ottobre pur di non lasciare genitori e fratelli. Non voleva andare ai giardini, ma tornare subito a casa per giocare con le sue cose. Tutto questo fino a ieri. Finché era vestito normale.

Poi è arrivato finalmente il pomeriggio tanto atteso. Ha infilato una maglietta, una camicia azzurra, pantaloncini blu un po’ abbondanti (e infatti ha passato la metà del tempo a tirarli su in vita), una felpa blu scuro, tutto rigorosamente di seconda o terza mano. E si è avviato tranquillo con le mani in tasca.

È arrivato all’appuntamento, ha iniziato a giocare come se lì in mezzo ci fosse sempre stato, ci ha salutato ed è andato senza di noi, con un capo e gli altri nuovi arrivati verso il parco, dove la colonia dei castorini l’avrebbe accolto. Quando siamo tornati a prenderlo la camicia era fuori dai pantaloni, al collo aveva il quadratino che indica la sua appartenenza al gruppo e si era già fatto due nuovi amici.

L’ultimo della famiglia è entrato nel gruppo scout. Ed è stato un evento atteso per anni, mesi, giorni e ore. Da una settimana faceva il conto alla rovescia e non perdeva occasione per ricordarlo a tutti (al telefono “nonna, non devi dirmi niente di importante? te lo ricordi che sabato inizio gli scout?”). E poi, dopo questo lungo sabato del villaggio, dopo questa attesa che si è goduto fino in fondo, l’attività scout è arrivata. E lui è entrato con la naturalezza di chi entra in casa propria. Di chi va a occupare un posto che è stato pensato proprio per lui.

Come SuperPippo si trasforma dopo aver mangiato una speciale nocciolina americana, così Diego ha abbandonato il ruolo del bambino piccolo una volta messa una camicia azzurra. Perché l’abito non farà il monaco, ma i simboli servono proprio a segnare un passaggio, un cambiamento. Che neanche noi sempre abbiamo il coraggio di vivere fino in fondo. Per quello abbiamo bisogno di un segno, un vestito nuovo che ci autorizzi a essere quello che siamo già diventati.

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