giro di boa al giro colloqui

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Mi siedo su una sedia, di fronte una scrivania, in una sala professori (posto in cui non entro da 23 anni). Dall’altra parte, una donna che molto probabilmente è più giovane di me. Con uno sguardo limpido e vitale, con una maglia colorata e l’orecchino al naso. Mi parla di una classe brillante, di interventi pertinenti ed educati, di rotelle del cervello che si attivano e corrono mentre lei spiega. Di una lingua che non conosco e che insegna per suscitare interesse, curiosità, voglia di conoscere.

Parlo in piedi, la giacca ancora addosso, accaldata per aver corso per limitare il mio ritardo. Lui è appoggiato contro il muro, nel corridoio. Alle sue spalle l’aula di pianoforte, con due ragazzi seduti vicini al piano. Ha un po’ più dei miei anni, spesso parla senza guardarmi, racconta di essere forse un po’ rigido e serioso per una scuola media e io penso alla descrizione che ho sentito di lui in pantaloncini, maglietta e scarpe da ginnastica pronto per giocare a calcetto coi ragazzi durante il soggiorno. E poi lo rivedo al concerto, suonare la tastiera per accompagnare il coro, con un trasporto forse eccessivo, ma di sicuro sincero, non simulato.

Ci sediamo in un corridoio del piano interrato, prendiamo le sedie impilate contro il muro mentre dietro di noi una classe chiacchiera prima di entrare in un’aula laboratorio. E parliamo, questa volta Flavio e io, con una donna che ci racconta di ragazzi brillanti, di un lavoro per far acquisire loro delle conoscenze in maniera stabile, perché poi ne avranno bisogno per gli argomenti successivi. Ci racconta che passa tra i banchi durante la verifica e segnala che stanno facendo un errore di concetto, quasi tutti lo stesso. E restituisce il compito a chi l’ha già consegnato. “Per correttezza”, aggiunge.

Sono a metà del giro dei colloqui con i professori della prima media e ho sentito e visto sempre le stesse cose: persone attente, appassionate, rispettose dei ragazzi, gentili e disponibili con le famiglie. Ho sentito dire da tutti “va tutto bene, io non ho nulla da dirvi, ma mi fa piacere conoscervi”. Non ho incontrato tutti e forse non ultimerò il giro, perché il tempo è limitato e se effettivamente non ci sono problemi possiamo farne a meno. Ma mi ha fatto bene questa immersione nel mondo di mio figlio, perché mi ha dato delle conferme. Che il lavoro degli anni prima, della scuola elementare e di noi genitori, non è stato buttato al vento e il ragazzo che vedono ogni mattina è una bella persona da incontrare. Che gli adulti che ha intorno sono persone che lo stimolano, lo rispettano, lo valorizzano.

È un bel modo di affrontare il mondo, un bel mondo in cui diventare grandi.

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