l’educazione è la risposta (non una legge)

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Davanti a scuola elementare, all’uscita di tutte le classi. Sono di fianco alla mamma di un compagno di Lucia, ci conosciamo da ancor prima di essere incinte dei nostri rispettivi figli. Escono i bambini e ci salutiamo per allontanarci, si salutano anche i piccoli e suo figlio inizia a scherzare.

– Ciao mozzarella santa Lucia – sorrisi generali, mio, suo, di Lucia. Poi lui continua.

– Mozzarella, mozzarella – sorrisi ancora: un po’ più tirato il mio, sempre spensierato quello dell’altra mamma. Ma lui continua ancora.

– Mozzarella, sei una mozzarella – Lucia non lo ascolta neanche, lei ha il talento di passar sopra alle cose. Io osservo non tanto lui, quanto la madre. Che continua imperterrita a sorridere e non le passa neanche per la testa di dire a suo figlio che lo scherzo può finire e che magari a Lucia non piace essere chiamata così.

Prima elementare, sempre di Lucia. Un compagno di classe è innamorato di mia figlia. Tutto bene, non fosse che l’innamorato manifesta il suo amore con passione travolgente e abbraccia e bacia Lucia anche quando lei non vorrebbe. Una maestra attenta lo sgrida (e forse gli mette una nota, ma non ne sono certa) perché i baci e gli abbracci si danno solo a chi li vuole ricevere.

Festa di compleanno, ancora di Lucia, Jacopo gioca con un amico della sua età e hanno uno scontro verbale con un compagno di sua sorella. Che finisce la festa in lacrime e va via arrabbiato. Sgrido Jacopo perché, forse involontariamente, è stato prepotente con qualcuno che era più debole di lui, vista la differenza di età. Alla sera mio figlio piange, ripensando a quello che è successo. Gli dico che è sano che lui si senta in colpa e che deve ricordarsi come si sente adesso per non essere più prepotente con gli altri. Qualche giorno dopo la mamma del compagno di Lucia davanti a scuola mi viene a parlare: suo figlio non vuole più salutare Jacopo, perché “ha paura di lui” e lei invece vuole che facciano pace e si parlino di nuovo. I due maschi, uno di 7 e l’altro di 10 anni si avvicinano, si danno la mano con lo sguardo basso entrambi e in quel momento sono tutti e due alla pari: deboli nello stesso modo, indifesi di fronte ai propri sentimenti. Di paura o di irruenza.

Non è una legge che può evitare atti di bullismo, prepotenze, scherzi che degenerano. È l’educazione la risposta, sempre e soltanto l’educazione. Che vuol dire imparare ad aver rispetto di sé e degli altri, imparare a osservare chi abbiamo di fianco e a mettersi nei suoi panni per capire come si sente. Perché quello che per noi era uno scherzo, una dimostrazione d’affetto, una normale litigata per l’altro può diventare un abuso. Il confine è sottile e non è una legge che ci può insegnare a non superarlo.

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