scelte insignificanti

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“Il male non ha né profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie. È una sfida al pensiero, perché il pensiero (…) tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità. Solo il Bene ha profondità, e può essere radicale” H. Arendt

Questa mattina, mentre preparavo la colazione, tra il rumore dell’acqua aperta per sciacquare la caffettiera e le orecchie ancora addormentate ho sentito al giornale radio un’intervista, non so a chi, sul giorno della memoria. E, pur nella confusione delle 7 del mattino, mi è rimasta impressa una frase: “Quando si parla di questi eventi si ha la tendenza a immedesimarsi nelle vittime, mai nei carnefici”.

Mi è rimasta incollata in fronte perché nel nostro egocentrismo riteniamo di essere sempre i buoni, perché i cattivi sono molto più cattivi di noi, dei nostri piccoli gesti quotidiani, delle nostre scelte banali. Perché non abbiamo, nella nostra vita quotidiana, la possibilità di essere così fortemente cattivi. Siamo solo “cattivini”, quindi ininfluenti.

Siamo cattivini quando al mercato stringiamo a noi la borsa se di fianco passa uno zingaro, quando diciamo ai nostri figli di star vicini perché ci sono gli zingari che portano via i bambini, quando non lasciamo andare nostra figlia 12enne dalla sede della scuola alla succursale in un percorso di 500 metri perché “è pieno di zingarelli”.

Siamo cattivini quando ci preoccupiamo se nel residence ormai in disuso del quartiere saranno ospitati dei profughi perché potrebbero essere pericolosi per i bambini della scuola materna lì di fianco.

Siamo cattivini quando pensiamo che va bene che i carcerati facciano durante la detenzione dei lavori socialmente utili, ma non ci sembra il caso che puliscano dalle foglie il parco pubblico del quartiere.

Siamo cattivini quando mettiamo su Facebook come immagine del profilo l’icona della manifestazione #svegliaitalia e poi ci giriamo dall’altra parte se vediamo due ragazzi che si tengono per mano sul pullman o si baciano per la strada. O ci auguriamo che nostro figlio non sia gay.

Il male non ha spessore, il male è il gesto più insignificante di tutti i giorni. È una scelta piccola, talmente piccola che riesce a insinuarsi nel nostro linguaggio, nel nostro sguardo, nel nostro subconscio. Si nutre di silenzio, di paura, di solitudine. Di banalità, di cui ciascuno di noi è pieno.

Nella foto, Campo del Ghetto Nuovo a Venezia.

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