le mamme buone e i figli felici

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Ogni volta che c’è un’amica con un figlio nuovo nuovo resto nell’incertezza. Di cosa dire: se raccontare la gioia e il senso di tranquillità che mi dava vedere quel piccolo esserino tra le mie braccia oppure lo stracciamento (avevo scritto “straniamento”, ma il  correttore automatico ci vede lungo), i sentimenti non propriamente nobili provati in alcuni di quei giorni in cui il mio orizzonte arrivava fino al fasciatoio e si fermava lì. E di solito opto per la seconda, perché se racconterò che mostro ero io (o mi sentivo) quando il mio primo figlio aveva 20 giorni, loro si sentiranno di sicuro meglio (o almeno molto più fighe e buone di me). Ma a pensarci bene, non è solo una questione di “mal comune mezzo gaudio”. È proprio questione di iniziare a seminare in nostro figlio i germi della felicità. E della normalità (che per la santità ci sarà tempo).

Le mamme buone perdono la pazienza: di fronte all’ennesima poppata dopo 1 ora dalla precedente, dopo la telefonata della scuola materna perché il figlio ha la febbre, quando scoprono alle 19,35 di un mercoledì sera di dover assolutamente comprare per il giorno dopo un quaderno A4 a righe di terza coi margini e carta da 100 gr (e il figlio esprime anche le preferenze sulla copertina). Sono mamme buone perché i loro figli potranno perdere la pazienza e buttare all’aria tutti i pezzettini del lego quando non riusciranno a costruire l’astronave di guerre stellari che sulla foto delle scatola sembra facilissima o quando il professore non vedrà la loro mano alzata per rispondere alla domanda e chiamerà il compagno di fianco.

Le mamme buone si sentono brutte e non si preoccupano di esserlo: hanno la pinza in testa e i capelli sporchi, vestiti macchiati in casa, non si truccano al mattino se tanto non riusciranno ad uscire per tutto il giorno, perdono tempo a guardare telefilm in replica per degli anni. I loro figli potranno mettersi la stessa maglietta per 4 giorni senza rendersi conto che è arrivato il momento di cambiarla, potranno andare all’asilo nido con il cerchietto della sorella sui capelli tagliati cortissimi, riguarderanno per l’ennesima volta la stessa puntata di Masha e Orso, Big Time Rush o Cattivissimo Me. Tutto questo senza pensare di perdere dignità personale o tempo.

Le mamme buone dicono e fanno cose bruttissime: minacciano castighi lunghi come la quaresima (nel senso di 40 giorni che è un tempo infinito per un bambino e anche per una mamma), urlano a volte anche con bambini che ancora non sanno parlare, strappano pagine dei quaderni di fronte a figli svogliati a fare i compiti. I loro figli potranno dire ai fratelli, agli amici e anche alle loro mamme che li odiano e che non li vorrebbero nella loro vita, potranno minacciare di non uscire mai più dalla loro stanza o di giocare con quel bambino, taglieranno apposta il grembiule del vicino, macchieranno col pennarello i jeans della sorella, romperanno un bicchiere facendolo casualmente cadere dalle mani davanti alla mamma.

Le mamme buone piangono: davanti ai loro bambini di pochi giorni che non dormono, mangiano in continuazione, si contorcono per le coliche. Piangono perché non hanno il libretto di istruzioni, perché non riescono a trovare una soluzione, perché vorrebbero finalmente riposarsi. Piangono quando i loro figli alla scuola media prendono note e brutti voti, perché non capiscono dove si perda il loro impegno nel renderli autonomi, responsabili, educati e degni di fiducia. I loro figli potranno piangere: di paura, di rabbia, di sconforto e di tristezza. Senza sentirsi deboli, senza sentirsi “non all’altezza”.

Le mamme buone sono mamme normali, che crescono figli normali e felici. Perché non avranno una super mamma, irraggiungibile e perfetta. Ma una mamma lì, presente con le sue debolezze, raggiungibile nella sua umanità.

Buona giornata, alla mia amica mamma buona, con le sue ansie e il suo vivere dentro una bolla.

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