linguaggi da rivoluzionare

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L’altra sera Jacopo ci chiede di poter vedere il film di Checco Zalone alla tv. Non sono un’amante del genere, neanche lontanamente, ma non posso pretendere che un 11 enne del 2016 veda i film che vediamo io e suo padre e accettiamo. Il film è veramente idiota, con qualche battuta che ti fa ridere per la stupidità estrema. È iniziato da 15 minuti circa e la vicenda entra nel vivo: il protagonista, vigilante al Duomo di Milano, diventa la pedina nelle mani di fratello e sorella musulmani che vogliono compiere un attentato. Il resto del film sono battute stupide e luoghi comuni (l’araba affascinante e ammaliatrice, l’italiano stupido e credulone, l’amore che trionfa alla fine).

Ieri sera, mi sono ritrovata a cercare di spiegare a mio figlio, l’11enne che si rotolava dal ridere sentendo le battute del film, perché i film di quel genere sono “pericolosi”. Il mondo non è solo quello reale, ma è prima di tutto la rappresentazione che si diffonde della realtà. Se pellicole in cui gli arabi sono attentatori, gli italiani sono truffatori, le donne sono prede da conquistare, gli omosessuali ondeggiano con gonne inguinali su scarpe con 15 cm di tacco sono quelli che incassano di più durante le vacanze di Natale al cinema, poi non dobbiamo stupirci di quanto i luoghi comuni riempiano il nostro vocabolario e la nostra mente.

La vera rivoluzione, quella profonda e capace di cambiare il mondo, è da fare prima di tutto nel linguaggio. Quello con cui raccontiamo la realtà, con cui la descriviamo e le diamo forma e sostanza. Perché il racconto deve restituire la complessità delle vicende, la singolarità di ogni persona, la ricchezza della differenza. Non appiattirla ad una rappresentazione stereotipata che sminuisce la nostra intelligenza e la nostra possibilità di interpretare.

Di fronte a un film di Checco Zalone (ma anche a molte pubblicità, a molte trasmissioni tv, a molti telegiornali) assistiamo a uno spettacolo che ha rapporti ribaltati con il reale. Non ci racconta cos’è vero, ma fa diventare vero ciò che racconta. Perché dopo averlo visto al cinema, alla tv, al tg inconsapevolmente riprodurremo ciò che è stato rappresentato, restando ingabbiati in questa trappola che ci fa scendere sempre più in basso.

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Un pensiero su “linguaggi da rivoluzionare

  1. Poesie per finta

    condivido appieno. spesso quando una libreria chiude (o un cinema/un teatro) si urla allo scandalo e ci si preoccupa dell’impoverimento culturale. ma io credo che la desertificazione avvenga molto prima, quando cioè questi contenitori culturali diventano luogo di spaccio di film/libri beceri.

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