tipi umani, o sub umani

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Se per piacere o per dovere cammini per le vie vicine alle scuole, di qualsiasi ordine e grado, puoi vedere una strana umanità. Fatta di individui in stretta relazione tra loro, di madri, padri e figli.

Prima tappa, in ordine di orario di ingresso,  la scuola media.
Oltre ai ragazzi vocianti che aspettano davanti al cancello di poter entrare, ci sono i genitori che li accompagnano in macchina. E aspettano, anche loro, in un’adolescenza di ritorno che il cancello si apra per poter andare via. Ci sta che il 13enne di turno decida di arrivare davanti a scuola 10 minuti prima per chiacchierare con gli amici, ma il 40enne al seguito potrebbe serenamente lasciarlo da solo, senza reggere il moccolo a suo figlio e ai suoi amici brufolosi. Ancor meglio se, per stare di fianco al pargolo che si fa altamente i cavoli propri, ha lasciato la macchina in seconda fila, in modo che una normale strada diventi un sentiero con passaggi al millimetro, specchietto contro specchietto.

Poi suona la campanella della scuola elementare.
Anche qui non si contano i parcheggi selvaggi, le soste in doppia fila o sulle strisce pedonali. Chi mi colpisce particolarmente davanti alla scuola elementare è il genitore portantino, quello che ha uno zaino sulla schiena e uno messo davanti e si accompagna a due bambini che, dandogli la mano e tirandolo costantemente vero il basso, saltellano leggiadri e leggeri, sgravati del peso della cultura. In attesa della scuola senza zaino, queste donne e questi uomini si sottopongono a sforzi sovrumani per lasciare le spalle dei pargoli libere. Non so come possa configurarsi un genitore portantino con tre figli, ma ho ancora 5 anni di elementare davanti e sono certa che la mia curiosità sarà soddisfatta.

Ultima campanella che suona è quella della scuola materna.
Qui i bambini arrivano tutti in grado di camminare autonomamente: la stazione eretta è stata conquistata in maniera ormai stabile, ma qualche piccolo perde la capacità di deambulare al mattino andando a scuola. E quindi compaiono i passeggini (anche per i bambini di 4 o 5 anni), i monopattini con sopra il bambino coi due piedi saldamente sulla piattaforma e una madre curva che tiene il manubrio e spinge il mezzo cercando di tenerlo in equilibrio (forse hanno perso il libretto di istruzioni e non sanno che il monopattino si usa spingendo con una gamba  e lasciando l’altra sulla piattaforma). Altri partono da casa in braccio o sulle spalle del genitore che arriverà a lavoro coi capelli rasta tipo Bob Marley perché la creatura giocava alla parrucchiera per intrattenersi. E poi c’è un tripudio di cellulari che trasmettono canzoni o cartoni animati tenuti in mano da un bambino che viene guidato al tocco dal genitore per evitare di sbattere contro il cancello e di colazioni consumate nel cortile della scuola, a volte addirittura nel biberon.

Fremo all’idea che tra due anni potrei scoprire nuovi esaltanti tipi umani (o sub umani) frequentando (saltuariamente) i dintorni di una scuola superiore.

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