educazione occasionale

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Nel gergo scout si parla di educazione occasionata ed educazione occasionale. Con questi termini si distinguono gli interventi educativi che sembrano nati dalla casualità e invece sono studiati a tavolino dall’educatore (creando le condizioni e il contesto per cui risulterà “naturale” affrontare certi contenuti) da quelli che invece nascono inaspettatamente dall’osservazione della realtà intorno, dagli stimoli offerti dal contesto, dalle nostre reazioni a ciò che avviene.

Ieri sera abbiamo guardato I cento passi con Jacopo. L’abbiamo cercato sul web e visto volontariamente, perché era il 21 marzo, la giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Era tanto che volevamo farglielo vedere, dopo che ha imparato la canzone dei Modena City Ramblers per salutare un’amica del gruppo scout che se n’è andata, dopo averla cantata con noi alle manifestazioni. E ieri era il giorno giusto per farlo. Ho passato tutto il tempo a spiegargli il film e a stupirmi di quanto certi passaggi per me scontati, certi rapporti tra mafiosi e gente “normale” che a me sembravano chiari e inequivocabili per lui non fossero comprensibili senza la mediazione di un adulto. È una questione di linguaggio, di conoscenza dei meccanismi di un mondo che fortunatamente non rientrano nella normale logica di ragionamento di un 12enne.

Sempre ieri sera Diego ci raccontava di un compagno di classe che andrà a Parigi “dove c’è il terrorismo” ha aggiunto a margine. Gli abbiamo spiegato che a Parigi non c’è il terrorismo, che ci sono stati degli attentati ma non è detto che ci risiano.

Oggi, tornati a casa per cena, guardo il telegiornale mentre preparo da mangiare e Jacopo è in cucina con me. Alla tv ci sono le immagini di Bruxelles e gli chiedo se ha saputo cos’è successo.

– Si mamma, l’ho capito dal discorso del sindaco alla manifestazione davanti alla sinagoga –

Oggi Jacopo è andato a lavorare coi ragazzi della scuola ebraica di Torino e ha poi partecipato a un corteo e a una manifestazione di fronte alla sinagoga in memoria di Emanuele Artom, ebreo e partigiano torinese. E lì, dopo aver visto gli alpini di guardia col mitra spianato senza sicura che presidiano la piazzetta Primo Levi, dentro una scuola che ha un sistema di cancelli multipli uno di seguito all’altro per controllare chi entra, con dei ragazzi della sua età che quando escono da scuola vengono scortati per un isolato dai militari, ha saputo dalle parole del sindaco e delle altre personalità presenti che a Bruxelles qualcuno ha messo delle bombe in un aeroporto e in una stazione della metropolitana. Ha saputo che di nuovo, troppo vicino nel tempo, sono morte delle persone come me, come lui, come quelli che ha di fianco tutti i giorni in un posto che non è molto diverso dalla sua città.

Il mondo ci offre mille spunti per l’educazione occasionale. Bisogna pensare che l’educazione sia l’unica via possibile per cambiare questo mondo per coglierli tutti, anche quelli tristi, anche quelli che ci fanno paura e ci lasciano attoniti.

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